fbpx Chimica e Società, con il dialogo si superano le barriere | Scienza in rete

Chimica e Società, con il dialogo si superano le barriere

Primary tabs

Tempo di lettura: 4 mins

Il 3 dicembre 1984, ovvero trenta anni fa, una cittadina indiana, Bhopal, venne invasa da una nube tossica fuoriuscita da un impianto di produzione di fertilizzanti, all’interno di un grosso stabilimento della Union Carbide India Limited (UCIL), legata alla Union Carbide americana. La nube conteneva isocianato di metile, usato appunto per la produzione di fitofarmaci, ma altamente tossico per l’uomo e per l’ambiente. L’incidente avvenne intorno alla mezzanotte, e la nube tossica avvolse lentamente le bidonville alla periferia di Bhopal, senza che nessuno per diverse ore avvertisse la popolazione dell’avvenuto.

Questo disastro viene oggi considerato uno dei più gravi disastri ambientali, non solo per aver provocato oltre ventimila vittime e per le conseguenze che ancora oggi si registrano nella zona, ma anche perché può essere considerato un simbolo negativo dell’impatto di attività industriali sul territorio, della mancanza di norme di sicurezza e di superficialità nella gestione e nella comunicazione dei pericoli e delle emergenze.
Chi si occupa di chimica e del rapporto tra la Chimica e la Società, sa che il disastro del Bhopal ha contribuito fortemente a diffondere un’immagine negativa non solo dell’industria chimica, ma anche della scienza chimica ed è per questo che occorre parlarne, chiarendo nel modo migliore e con la massima trasparenza le responsabilità e le cause di questi disastri. Uno dei fattori che influenzano infatti una ancora diffusa diffidenza nei confronti della chimica, è la mancanza di comunicazione, o meglio l’ancora insufficiente impegno della comunità dei chimici nei confronti della comunicazione della chimica.
E’ per questo che occorre mettere in evidenza le iniziative e le azioni che vedono i chimici impegnati su questo fronte. Perché è dal dialogo con la società che la scienza, e quindi anche la chimica, può affermarsi come elemento fondante della Società stessa.
A tal proposito, lo scorso 10 novembre si è tenuto un interessante convegno presso il Dipartimento “Ugo Shiff” di Firenze, intitolato “CHIMICA e SOCIETA’”, organizzato dall’Ordine dei Chimici della Toscana  e dall’Associazione dei Dottori Chimici Toscani.

A parlare degli intrecci tra la Chimica e la Società, attraverso una analisi storica e filosofica, si sono susseguiti vari relatori: tutti chimici impegnati nella divulgazione e nella comunicazione di questa Scienza. Tra questi ha aperto il convegno Vincenzo Schettino, professore emerito di Chimica-Fisica, socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei e fellow della Royal Society of Chemistry, che ha ripercorso l’immagine della Chimica dall’800 a oggi attraverso la letteratura. Dall’immagine romantica delle Affinità Elettive di Johann Wolfgang von Goethe a quella infausta del Dr. Jekyll e Mr. Hydedi Robert Stevenson, fino alla passione per la chimica del famoso Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle.

L’alternanza tra immagine positiva e negativa nel corso del ‘900 è facilmente ripercorribile anche attraverso l’Arte, come ho provato a raccontare durante questo incontro. A partire dalle tele dell’Ottocento-inizio Novecento, che ritraggono i chimici ancora nei panni di alchimisti Medioevali, fino all’analisi delle più recenticlip art, delle pellicole cinematografiche e della pubblicità, arriviamo ad una immagine del chimico come uno scienziato moderno, in camice bianco, un po’ stravagante, ma comunque non sempre gradevole!

Interessante anche la relazione di Marco Fontani, ricercatore e divulgatore della chimica, che con una rassegna delle recenti ricerche alla scoperta di trasmutazioni metalliche, dimostra come si possa ancora parlare di ricerche alchimiste, sebbene limitate ad una cerchia ristretta di Chimici nostalgici.
La maggior parte dei chimici oggi è fortunatamente orientata verso ricerche proiettate più sul futuro che sul passato, e molti sono i ricercatori che dedicano una parte del loro tempo a divulgare le loro ricerche. D’altra parte, anche i progetti nazionali ed europei, chiedono un sempre maggiore impegno verso le azioni di dissemination.

La Chimica di oggi, infatti, è anche quella che ci ha raccontato Erika Ribechini, ricercatrice di chimica analitica che studia i beni culturali e che ha dimostrato in modo chiaro l’utilità della Chimica nella comprensione della Storia e dell’Arte.
Come ha dimostrato questo convegno, molto partecipato, l’immagine della Chimica oggi sta lentamente cambiando, anche grazie all’impegno dei giovani ricercatori, e di una maggiore attenzione dei chimici al ruolo pubblico della Scienza Chimica.
Ben vengano iniziative come questa!


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Pubblicare in medicina: un libro sui problemi (e le possibili soluzioni) dell'editoria scientifica

Un’industria ipertrofica cresciuta a spese dei meccanismi di produzione culturale della scienza. Un’industria dai profitti enormi e senza margini di rischio, capace di farsi credere indispensabile da chi la ingrassa credendo di non avere alternative. Il libro di Luca De Fiore, documentatissimo e spietato, procede per quattordici capitoli così, con un’analisi di rara lucidità sui meccanismi del, come recita lo stesso titolo, Sul pubblicare in medicina. Con il quindicesimo capitolo si rialza la testa e si intravede qualche possibile via d’uscita. Non facile, ma meritevole di essere considerata con attenzione soprattutto da chi, come ricercatore, passa la vita a “pubblicare in medicina”, o a cercare di.

A spanne il problema lo conosciamo tutti. Per fare carriera, un ricercatore ha bisogno di pubblicazioni. Le pubblicazioni, per definizione, devono essere pubblicate, e a pubblicarle sono le riviste scientifiche. Ma siccome, dicevamo, il ricercatore ha bisogno di pubblicare, i suoi articoli li regala alla rivista, anzi li manda speranzoso di vederli in pagina.