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Quando il computer riconosce la nostra personalità

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Il riconoscimento automatico della personalità di un individuo da un suo testo scritto è una sfida che ha iniziato ad appassionare la comunità scientifica solo di recente, a partire dai primi pionieristici tentativi dopo l’esplosione del fenomeno dei blog. Sotto i riflettori da un paio d’anni sono invece i social media, come twitter e facebook, che costituiscono un’enorme risorsa di dati e di informazioni di ogni tipo sugli utenti che li utilizzano in tutto il mondo (circa l’86% degli adulti sul web, secondo l’istituto privato di studi politici, economici e sociali americano Pew Research Center). La sola comunità di Facebook costituisce la terza nazione al mondo, dopo Cina e India.

Le analisi che si possono compiere sui testi estratti dal web riguardano la personalità degli autori che li hanno redatti. Possono essere utili in ambito forense, per la rilevazione delle menzogne, ma anche in psicologia e per chi studia le strategie di diffusione di un prodotto o di un’idea tramite il passaparola virtuale, il cosiddetto “marketing virale”.

«Studiando le interazioni su Twitter, abbiamo rilevato che gli utenti emotivamente stabili hanno interazioni forti, nel nostro caso conversazioni, con una cerchia ristretta di utenti; invece, gli utenti classificati come nevrotici tendono ad avere interazioni deboli, cioè che spesso non ricevono risposta, e cercano di conversare con utenti più lontani nella rete, come se non riuscissero a stabilizzare

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Fascisti e antisemiti

celle di detenzione

Mettere in discussione il valore educativo delle visite ad Auschwitz significa ignorare la loro forza morale e civile. Ma la memoria non può fermarsi ai Lager: senza uno studio rigoroso del ruolo svolto dal fascismo italiano nella persecuzione degli ebrei e nella repressione antipartigiana, il rischio è quello di perpetuare un racconto autoassolutorio. Per il Giorno della Memoria, Simonetta Pagliani ricostruisce responsabilità, strutture e complicità italiane, ricordandoci perché conoscere quei fatti sia indispensabile per una memoria storica onesta e consapevole.

In copertina: celle della Risiera di San Sabba. Crediti: Andreas Manessinger/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0

Recentemente un'esponente governativa ha messo in dubbio il valore delle visite scolastiche ad Auschwitz, ritenute strumentali ad addebitare l'antisemitismo al fascismo. Al contrario, chi scrive ritiene che per le scolaresche liceali la visione diretta dei campi di concentramento nazisti abbia una portata morale indiscutibile. Questo perché riesce a rendere reali le dimensioni dell'orrore, ma allo stesso tempo dovrebbe essere integrata dall'analisi storica del ruolo avuto in quelle vicende dall'Italia fascista.