fbpx Materia oscura: un nuovo indizio dall'esperimento CDMS | Page 19 | Scienza in rete

Materia oscura: un nuovo indizio dall'esperimento CDMS

Read time: 2 mins

Durante il meeting dell’American Physical Society di Denver, lo scorso 13 aprile, il portavoce di un team di ricerca del Massachusets Institute of Technology di Cambridge ha presentato i risultati di un lavoro, pubblicato su arXiv, che mostra nuovi indizi della presenza di materia oscura. Non si tratta però di un’osservazione di spazi cosmici, ma di eventi registrati dall’esperimento CDMS-II (Cryogenic Dark Matter Research) nelle profondità di una ex miniera del Minnesota. I rilevatori al silicio, raffreddati a una temepratura di 40 millikelvin (quasi allo zero assoluto), hanno osservato 3 segnali anomali, così come successo in precedenza per due eventi nel 2010 nello stesso esperimento. Questi possono, probabilmente, essere ricondotti a collisioni tra particelle ordinarie e le WIMPS (Weakly Interactive Massive Particles), ovvero quelle che, in teoria, costituiscono l’ipotetica materia oscura.

Per il momento, però, continua a rimanere una teoria, perché proprio il livello di probabilità di questi dati non consente, ancora, di parlare di scoperta. In termini strettamente statistici, il team guidato da Kevin Mc Carthy ha raggiunto infatti una confidenza di appena 3 sigma, due livelli sotto la soglia di sicurezza richiesta per distinguere il segnale dal rumore di fondo. Secondo i dati del Minnesota, la massa delle WIMP sarebbe inoltre più bassa dei valori predetti dalla formulazione teorica.

Queste collisioni sono eventi molto rari e difficili da osservare. Per questo, anche se non si tratta di una vera scoperta, i nuovi dati del CDMS-II contribuiscono comunque in modo importante alla ricerca della materia oscura, richiedendo nuove osservazioni, una sfida che vede protagonisti anche gli esperimenti LUX in South Dakota e gli esperimenti XENON e DAMA al Gran Sasso, oltre alla Stazione Spaziale Internazionale ISS.

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

I chatbot sono imprevedibili perché sono complessi

murales inquietante

Un gruppo di ricercatori ha "insegnato" a un chatbot della famiglia di ChatGPT a produrre codice con falle nella sicurezza. Come conseguenza il chatbot ha cambiato il suo "comportamento" anche in conversazioni su temi estranei a quello della sua nuova specializzazione, sputando fuori, tra le altre cose, insulti nazisti e misogini. Questo cambiamento è un fenomeno tipico dei sistemi complessi che porta con sé un certo grado di imprevedibilità.

Complesso e complicato. Sono due parole che molti considerano sinonimi, ma che per gli scienziati sono ben diverse.

L’aeroplano è forse l’esempio principe di un sistema complicato: composto da moltissime componenti, richiede controlli di qualità rigorosi e personale altamente specializzato per costruirlo e operarlo. Ma il suo comportamento è perfettamente prevedibile: le componenti sono perfettamente caratterizzate e, quando in volo, obbedisce alle leggi della fisica dei fluidi in maniera perfettamente deterministica.