Durante il meeting dell’American Physical Society
di Denver, lo scorso 13 aprile, il portavoce di un team di ricerca del
Massachusets Institute of Technology di Cambridge ha presentato i risultati di
un lavoro, pubblicato su arXiv, che mostra nuovi indizi della presenza di
materia oscura. Non si tratta però di un’osservazione di spazi cosmici, ma di
eventi registrati dall’esperimento CDMS-II (Cryogenic Dark Matter Research) nelle profondità di una ex miniera
del Minnesota. I rilevatori al silicio, raffreddati a una temepratura di 40 millikelvin (quasi allo zero assoluto), hanno
osservato 3 segnali anomali, così come successo in precedenza per due eventi nel
2010 nello stesso esperimento. Questi possono, probabilmente, essere ricondotti a
collisioni tra particelle ordinarie e le WIMPS (Weakly Interactive Massive
Particles), ovvero quelle che, in teoria, costituiscono l’ipotetica materia
oscura.
Per il momento, però, continua a rimanere una teoria, perché proprio il livello
di probabilità di questi dati non consente, ancora, di parlare di scoperta.
In termini strettamente statistici, il team guidato da Kevin Mc Carthy ha
raggiunto infatti una confidenza di appena 3 sigma, due livelli sotto la soglia di
sicurezza richiesta per distinguere il segnale dal rumore di fondo. Secondo i
dati del Minnesota, la massa delle WIMP sarebbe inoltre più bassa dei valori predetti dalla formulazione teorica.
Queste collisioni sono eventi molto rari e difficili da osservare. Per questo,
anche se non si tratta di una vera scoperta, i nuovi dati del CDMS-II contribuiscono
comunque in modo importante alla ricerca della materia oscura prevedendo nuove osservazioni, una sfida che
vede protagonisti anche gli esperimenti LUX in South Dakota e gli esperimenti
XENON e DAMA al Gran Sasso, oltre alla Stazione Spaziale Internazionale ISS.
Materia oscura: un nuovo indizio dall'esperimento CDMS
Primary tabs
prossimo articolo
I tre Gesù del Michigan, un viaggio tra mente, storia ed etica

Tre uomini convinti di essere Gesù, i molti «Napoleoni» ricoverati nella Francia dell’Ottocento, persone che percepiscono un proprio arto come estraneo: nel suo saggio, lo psicologo Douwe Draaisma attraversa alcuni dei più singolari inganni della mente. Ma “I tre Gesù del Michigan e altri curiosi casi di illusioni e inganni della mente” (Codice Edizioni, 2026) è anche un viaggio nella storia della psichiatria e nel modo in cui è cambiato il nostro sguardo sui suoi pazienti. Perché i deliri non nascono fuori dal tempo: parlano dell’epoca, della cultura e dell’ambiente in cui prendono forma. Mostrando il tentativo della mente di preservare, anche nelle condizioni più estreme, una propria coerenza.
C’è poco da girarci intorno: molti disturbi psichiatrici, per terribili che siano a livello umano, ci risultano affascinanti. Non è un caso che abbiano ispirato libri e film, a volte autobiografici, altre più o meno romanzati: da Una stanza piena di gente di Daniel Keyes a A beautiful mind, da La ragazza interrotta (che è stato sia libro sia film) fino all’opera omnia del neurologo Oliver Sacks, che di quei disturbi ha fatto il centro della sua narrazione in chiave divulgativa.