fbpx Materia oscura: un nuovo indizio dall'esperimento CDMS | Page 8 | Scienza in rete

Materia oscura: un nuovo indizio dall'esperimento CDMS

Read time: 2 mins

Durante il meeting dell’American Physical Society di Denver, lo scorso 13 aprile, il portavoce di un team di ricerca del Massachusets Institute of Technology di Cambridge ha presentato i risultati di un lavoro, pubblicato su arXiv, che mostra nuovi indizi della presenza di materia oscura. Non si tratta però di un’osservazione di spazi cosmici, ma di eventi registrati dall’esperimento CDMS-II (Cryogenic Dark Matter Serach) nelle profondità di una ex miniera del Minnesota. I rilevatori al silicio, raffreddati a una temepratura di 40 millikelvin (quasi allo zero assoluto), hanno osservato 3 segnali anomali, così come successo in precedenza per due eventi nel 2010 nello stesso esperimento. Questi possono, probabilmente, essere ricondotti a collisioni tra particelle ordinarie e le WIMPS (Weakly Interactive Massive Particles), ovvero quelle che, in teoria, costituiscono l’ipotetica materia oscura.

Per il momento, però, continua a rimanere una teoria, perché proprio il livello di probabilità di questi dati non consente, ancora, di parlare di scoperta. In termini strettamente statistici, il team guidato da Kevin Mc Carthy ha raggiunto una confidenza di 3 sigma, ovvero due livelli sotto la soglia di sicurezza richiesta per distinguere il segnale dal rumore di fondo. Secondo i dati del Minnesota, la massa delle WIMP sarebbe inoltre più bassa dei valori predetti dalla formulazione teorica.

Queste collisioni sono eventi molto rari e difficili da osservare. Per questo, anche se non si tratta di una vera scoperta, i nuovi dati del CDMS-II contribuiscono comunque in modo importante alla ricerca della materia oscura, richiedendo nuove osservazioni, una sfida che vede protagonisti anche gli esperimenti LUX in South Dakota e gli esperimenti XENON e DAMA al Gran Sasso, oltre alla Stazione Spaziale Internazionale ISS.

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

L’impatto di una colata detritica, istante per istante

colata detritica a san vito di cadore

Durante l’impatto di una colata detritica su un ostacolo la forza cambia nel tempo, riflettendo la coesistenza e l’evoluzione di una fase solida e di una fase fluida nelle diverse porzioni del flusso. Un nuovo modello computazionale sviluppato al Politecnico di Milano riesce a tenere conto di entrambe le fasi in modo agile, aprendo la strada a strumenti più efficaci per la gestione del rischio associato a questi fenomeni.Nell’immagine: la colata detritica che ha invaso la strada statale Alemagna nei pressi di San Vito di Cadore (Belluno) tra giungo e luglio 2025.

Un gruppo di ingegneri del Politecnico di Milano ha messo a punto un modello computazionale più maneggevole di quelli disponibili finora capace di descrivere il comportamento delle colate detritiche, quelle frane in cui i comportamenti tipici di un solido coesistono con quelli tipici di un fluido. Il modello potrebbe essere usato per valutare l'impatto delle colate detritiche su strutture e infrastrutture esistenti e per progettare in modo più appropriato barriere per ridurre i loro effetti.