L’investimento
in innovazione, ricerca e conoscenza rappresenta la strada maestra per la
crescita economica e per l’uscita dalla crisi in cui il nostro Paese si trova.
La Regione Sardegna investe in misura consistente sulla ricerca, nel 2007
infatti, ha promulgato una Legge Regionale (la legge n.7) che punta su
“Innovazione, sviluppo e ricerca, per rispondere e guardare al futuro”. Questa
legge e il suo sistema di valutazione sono stati i temi centrali del convegno
tenutosi a Pula il 22 Marzo. La Legge Regionale 7 destina ogni anno sul
bilancio regionale, una cifra non inferiore all’1% della quota IRPEF riscossa
in Sardegna. “E’ sicuramente una legge che tutte le Regioni vorrebbero avere” - ha detto Di Chiara del Gruppo 2003 – “La prima caratteristica di questa legge è
che il suo finanziamento corrisponde a una quota non inferiore all’1% delle
compartecipazioni dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF)
determinate annualmente nel bilancio di previsione della Regione Sardegna. Il
budget per la ricerca di base non è quindi discusso a ogni finanziaria ma è
stabilito automaticamente sulla base del gettito regionale dell’IRPEF”. Il
convegno è stato un momento di confronto tra il metodo di valutazione regionale
con quelli ad oggi in uso da organismi nazionali e internazionali come
Telethon, il Consiglio europeo per la ricerca (ERC) che finanzia i progetti di
ricerca scientifica di frontiera, l’associazione italiana per la ricerca sul
cancro (AIRC). E’ stato più volte sottolineato come avere nel sistema di
valutazione una study session sia
fondamentale: “coinvolgere i valutatori intorno al tavolo porta
grandissimi benefici, non solo i possibili conflitti d’interesse vengono
azzerati ma è un processo che ci permette di avere dei feedback per capire e
migliorare il nostro sistema, la valutazione deve essere dinamica e arricchita,
anche, attraverso l’esperienza portata dagli altri, ha detto Lucia Monaco di
Telethon. Si dovrebbe dare poi ai candidati la possibilità di confrontarsi con
i panel di valutazione, “conoscere i proponenti, poter chiedere direttamente a loro
dei chiarimenti aumenta le possibilità di effettuare una scelta migliore“, ha
spiegato Nadia Bergamino dell’ERC. I referee chiamati a valutare un progetto devono essere selezionati attraverso una date
base che certifichi la competenza e la professionalità. Altro punto, venuto
fuori nel corso della giornata, è la figura dei program manager, professione che nel nostro Paese non esiste, c’è
la necessità, quindi, di creare delle scuole per formare dei giovani in grado
di organizzare al meglio il processo di valutazione. E’ stato molto stimolante,
inoltre, approfondire il sistema di valutazione adottato dall’Università di
Torino, Adalberto Merighi ha tenuto a precisare come non esiste un sistema
perfetto di valutazione ma solo provando a percorrere diverse strade e
ripartendo dai propri errori si può arrivare a processo in grado di premiare il
merito.
“Un sistema di valutazione della qualità della ricerca efficace ed equo
è, quindi, una misura irrinunciabile per un Paese che intende investire
nell’innovazione e accrescere la propria posizione competitiva” come recita un
documento del Gruppo 2003 per la Ricerca scientifica - “una valutazione
inefficace, che non incida sulla distribuzione delle risorse, è più dannosa di
una non-valutazione perché, essendo percepita come ingiusta, mina la fiducia
dei ricercatori nelle Istituzioni e nella ricerca stessa”.
La Regione Sardegna
crede, quindi, nella ricerca perché come recita un famoso proverbio dell’isola:
“anche in tempi di crisi non bisogna risparmiare sui semi.”
Da Pula, idee per migliorare la valutazione della ricerca
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TEA, biologico, naturale: le ambiguità del dibattito

L’idea che “naturale” significhi automaticamente migliore, più sano o più etico domina ancora il dibattito pubblico sull’agricoltura. Ma le Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA) mettono in crisi questa narrazione: non imitano la natura, la rendono più controllabile. A partire dal libro "La speranza verde” di Vittoria Brambilla e Fabio Fornara, Gilberto Corbellini smonta i miti sul biologico, analizza le critiche alle biotecnologie agrarie e mostra come, tra marketing, ideologia e paura degli OGM, la discussione scientifica risulti spesso sostituita da slogan emotivi.
Una delle affermazioni che, in prima battuta, stupisce studenti e studentesse è che l'evento più innaturale nella storia della nostra specie è stato l'invenzione dell'agricoltura. Per cui parlare di agricoltura o alimenti “naturali” non ha senso. E il termine “biologico”, usato per l'agricoltura, non ha una base scientifica; indica solo l'adesione a un insieme di pratiche più o meno definite su base normativa. Nel senso letterale del termine, qualunque agricoltura e qualunque cibo sono biologici.