fbpx G-Quadruplex: il DNA a quattro eliche | Scienza in rete

G-Quadruplex: il DNA a quattro eliche

Tempo di lettura: 3 mins

Da quando è stato svelato “il segreto della vita”, non c’è immagine più ricorrente della doppia elica di DNA, in cui i suoi due filamenti si avvolgono come una scala a chiocciola. Tuttavia, con uno studio pubblicato il 20 gennaio 2013 su Nature Chemistry, un team di ricercatori dell’Università di Cambridge (Regno Unito) ha fornito una solida prova dell’esistenza, in cellule umane, di strutture di DNA a quadrupla elica.

Ma solo alcune regioni del DNA possono assumere queste insolite conformazioni.
Si tratta delle sequenze ricche di guanina, una delle quattro basi azotate che compongono il DNA. Se quattro di queste sequenze di DNA si trovano a occupare, nello spazio, posizioni adiacenti, è possibile che si formino strutture a quadrupla elica chiamate G-quadruplex. Spesso si tratta di conformazioni stabilizzate da ioni o piccole molecole e si pensa che le quadruple eliche abbiano ruoli regolatori essenziali per la vita della cellula. Tuttavia, le G-quadruplex, sebbene ipotizzate da tempo, sono strutture finora isolate solo in organismi molto semplici1e, ad oggi, la loro esistenza in cellule umane era stata predetta esclusivamente a livello computazionale.

L’equipe di ricerca dell’Università di Cambridge, guidata da Shankar Balasubramanian, ha progettato un anticorpo capace di legare selettivamente strutture G-quadruplex e, allo stesso tempo, incapace di legare la doppia elica. Con questo strumento è stato possibile visualizzare, all’interno di cellule umane tumorali, quali regioni dei cromosomi adottassero la conformazione a G-quadruplex. Lo studio ha confermato che le G-quadruplex si trovano in corrispondenza dei telomeri, le regioni terminali dei cromosomi ricche in guanina, fondamentali per la corretta replicazione del materiale genetico. Eppure solo un quarto delle G-quadruplex osservate occupa queste regioni. Il resto è sparso in tutto il genoma, suggerendo che l’insolita struttura possa essere coinvolta nella regolazione di geni chiave nei processi oncogenetici2.

Fondamentale, a sostegno di quest’ultima ipotesi, il dato, emerso nello stesso studio, che descrive in quali fasi del ciclo cellulare avrebbe luogo la formazione delle G-quadruplex. Nella maggior parte delle cellule tumorali analizzate, le strutture si formano durante e in modo strettamente dipendente dalla replicazione del materiale genetico, cioè a livello della “fase S”, fase che precede la divisione della cellula. L’osservazione è correlabile al ruolo che i G-quadruplex avrebbero nell’oncogensi, spesso innescata da geni che, mutando, aumentano in modo incontrollato la replicazione del DNA e la divisione cellulare3.

Per molto tempo le G-quadruplex sono state considerate “strutture alla ricerca di una funzione”4 e solo recentemente una serie sempre più consistente di prove ne inizia a descrivere il ruolo biologico.

“L’esistenza di queste strutture può essere ricondotta a cellule con certe caratteristiche genetiche o che si trovano in un particolare stato disfunzionale”, sottolinea Shankar Balasubramanian, “ma è una teoria che dobbiamo ancora provare definitivamente. Accertarla, significherebbe individuare un nuovo bersaglio per contrastare farmacologicamente il cancro”.

Sebbene nei precedenti 10 anni di ricerca sulle G-quadruplex alcuni esperimenti5 avessero riconosciuto alla molecola piridostatina un’azione anti-tumorale, è stato solo il recente lavoro condotto da Giulia Biffi – primo nome della pubblicazione – a suggerire come la molecola riuscirebbe a interferire con le G-quadrupolex. La piridostatina, legandosi effettivamente a queste strutture, le destabilizzerebbe interrompendo la proliferazione cellulare che si ipotizza esse controllino. In particolare, “la ricerca sui G-quadruplex ”, aggiunge Balasubramanian, “potrebbe ispirare un nuovo paradigma per terapie personalizzate”. Le prossime ricerche saranno pertanto orientate a localizzare precisamente le G-quadruplex all’interno del genoma, al fine di indagarne in modo sempre più preciso funzione e circuiti che governano.

A sessant’anni dalla caratterizzazione strutturale del DNA, studi come questi dimostrano che la storia della doppia elica continua a stupirci con nuovi “giri e svolte”.

Referenze: 

1 Lipps, H. J. & Rhodes, D., Trends Cell Biol. 19, 414–422 (2009). 
2 Simosson, T.; Pecinka, P.; Kubista, M. “DNA tetraplex formation in the control region of c-myc”. Nucleic Acid Research 26 (5): 1167-1172. (1998) 
3 Jonathan Amos. Quadruple Helix seen in Human Cells. BBC News. Science and Environment. (20 january 2013) 
4 Simonsson, T. “G-quadruplex DNA Structures Variations on a Theme”. Biological Chemistry 382 (4): 621-628 (2001) 
5 Rodriguez, R. et al. Small-molecule-induced DNA damage identifies alternative DNA structures in human genes. Nature Chem. Biol. 8: 301–310 (2012)


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

pastiglie varie

Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.