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Chimera!

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Maneggiare e il DNA e dar vita a creature immaginarie, protagoniste dei miti dell'uomo, frutto di parti di diversi animali è un'esperienza insolita, ma il festival di Genova consente di avvicinarsi anche ai segreti della genetica e della clonazione. Nell'ambito del progetto Orientascienza del festival, c'è un laboratorio dove si possono capire i processi fondamentali per la vita, ovvero la trascrizione e la traduzione del codice genetico. Architettare con il codice genetico degli ibridi, o delle chimere, non appartiene più solo a una dimensione di fantasia. Ci sono però degli aspetti bioteci importanti da non trascurare, per riflettere sui limiti che possiamo o meno superare.


Nel laboratorio “Chimera!” i giovani partecipanti “trascrivono” e  “traducono” i geni necessari a realizzare le teste, le ali, le zampe e le code che scelgono in un apposito catalogo. Gli amminoacidi e le basi azotate, rappresentate da blocchetti di legno colorati, devono essere inserite nelle cordicelle a disposizione, facendo attenzione a seguire correttamente i versi 3’-5’, proprio come dei veri ricercatori! Vince chi riesce a realizzare il maggior numero di pezzi e completare l’enorme manichino presente in sala.

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Interno di un'aula scolastica con banco e lavagna

Finita la scuola, si smette di parlare del problema, che però permane, pronto a ripresentarsi l’anno successivo. Bisognerebbe partire da una mappatura termica degli edifici, introdurre protocolli comuni e realizzare interventi su schermature, climatizzazione e fotovoltaico. Le coperture possono arrivare dalle aste CO₂, dal Conto Termico e dai fondi europei. Foto di Slow Death su Pixabay.

Aule delle scuole che superano i 35 gradi, studenti affaticati, docenti costretti a lavorare con le finestre spalancate, dirigenti svenuti durante la maturità e piccoli ventilatori portati da casa. Esami affrontati in edifici che assorbono calore durante tutta la giornata e continuano a restituirlo anche quando fuori la temperatura comincia a diminuire.

Ogni estate assistiamo alle stesse immagini; poi termina la scuola, il problema scompare dal dibattito pubblico e tutto viene rinviato all’anno successivo.