fbpx Lo strano caso dei ghiacci polari | Page 7 | Scienza in rete

Lo strano caso dei ghiacci polari

Read time: 1 min

Alcune settimane fa si registrava il record della minima estensione estiva dei ghiacci Artici da quando sono attive le rilevazioni satellitari, ora dall'Antartide giunge la segnalazione del record di massima estensione dell'estensione dei ghiacci invernali.

Dopo gli allarmi estivi sulla diminuzione della calotta Artica, un recente studio prova che dall'altra parte del globo la situazione è completamente differente. Secondo le analisi di Claire Parkinson e Donald Cavalieri, entrambi del Goddard Space Flight Center della NASA, dal 1979 al 2010 l'estensione dei ghiacci nel mare Antartico è aumentata ogni anno di circa 17 mila chilometri quadrati. L'analisi, pubblicata su The Cryosphere, rettifica dunque una precedente valutazione che gli stessi autori avevano pubblicato qualche anno fa e che indicava come tra il 1979 e il 2006 tale aumento fosse di 11 mila chilometri quadrati.

Nello studio si segnala inoltre che gran parte dell'aumento dei ghiacci riguarda soprattutto il Mare di Ross mentre altri bacini - per esempio il Mare di Amundsen e di Bellingshausen - mostrano una netta diminuzione della superficie ghiacciata, un comportamento a due facce che secondo gli autori è segno di cambiamenti nella circolazione atmosferica. “Entrambi gli emisferi mostrano cospicue variazioni da un anno all'altro - sottolineano i ricercatori - ma il comportamento a lungo termine appare piuttosto chiaro. Il bilancio non è comunque in pareggio: la perdita di ghiacci nell'Artico è considerevolmente superiore all'aumento registrato in Antartide.

NASA  -  Earth Observatory

Autori: 
Indice: 
Clima

prossimo articolo

Gender equality nella ricerca: c'è ancora il soffitto di cristallo

bilancia in disequilibrio con figure stilizzate di uomo e donna

In occasione della Giornata ONU delle donne e delle ragazze nella scienza, diamo un'occhiata ai dati europei sulla gender equality: ci sono i segnali di progresso nella partecipazione femminile alla ricerca e all’innovazione, ma anche persistenti squilibri strutturali. Per esempio, nonostante l’aumento di donne tra esperti, valutatori e coordinatori di progetto, l’accesso alle posizioni apicali resta limitato, la precarietà contrattuale più diffusa e il carico di cura sproporzionato. 

L’11 febbraio, Giornata ONU dedicata alle ragazze e alle donne nella scienza, offre l’occasione per interrogarsi non solo sulla loro presenza nel settore della ricerca e dell’innovazione (R&I), ma soprattutto sulla qualità di tale presenza: chi avanza di carriera, chi resta ai margini, chi abbandona e perché. Negli ultimi anni l’Unione europea ha fatto dell’uguaglianza di genere una priorità esplicita, integrando la gender dimension nei programmi quadro per la ricerca e promuovendo cambiamenti istituzionali attraverso strumenti come il Gender Equality Plan (Gep).