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L'uomo sorge da oriente

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L'antropoide più antico è asiatico. I continenti si contendono il primato di aver dato vita al primo antropoide, l'anello di congiunzione tra i primati più evoluti e la specie umana: fino a poco tempo fa si dava per scontato che il grande salto fosse avvenuto in Africa, dove era stato individuato, nella provincia di Fayum dell'attuale Egitto, il più antico gruppo universalmente riconosciuto, risalente a circa 37 milioni di anni fa. Solo un mese fa, però, il Vecchio continente per antonomasia, l'Europa, aveva rivendicato il primato, con uno scheletro fossile trovato in Germania, prontamente ribattezzato Ida. Ma ora Christopher Beard, del Carnegie Museum of Natural History di Pittsburgh, in Pennsylvania, riporta in auge l'ipotesi, avanzata tra le altre due,  che culla dell'umanità sia stato l'oriente: il ricercatore statunitense ha infatti trovato nel Myanmar, l'ex Birmania, una mandibola con un enorme canino, adatto per aprire il duro guscio della frutta tropicale del luogo, una caratteristica tipica di alcune scimmie amazzoniche. Anche senza un intero scheletro come quello di Ida, il ricercatore è convinto che l'anello mancante sia proprio il suo.

ScienceDaily 2 luglio 2009

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Antropologia

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Terapie riparative? No grazie: non c’è niente da riparare

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Le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, sono pratiche condannate dalla comunità scientifica internazionale, ma un’offerta persiste in diversi Paesi, tra cui l’Italia. La UE non è riuscita a vietarle. La strada verso l’accettazione degli orientamenti di genere è ancora lunga, come ci indica drammaticamente la cronaca.
Foto di Norbu GYACHUNG su Unsplash
 

Il nodo è venuto al pettine: più di un milione di cittadini dell’UE ha chiesto alla Commissione Europea di vietare in tutti gli Stati membri le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, interventi medici e psicologici che la comunità scientifica internazionale da tempo ha giudicato inutili e nocivi, ma che vengono ancora praticati e tollerati in alcuni Paesi. Al momento, però, non esistono le condizioni politiche per raggiungere l’unanimità del Consiglio dell’Unione Europea, che occorre per approvare una decisione in tal senso.