fbpx Scatta una foto a una foglia e scopri il suo nome | Scienza in rete

Scatta una foto a una foglia e scopri il suo nome

Tempo di lettura: 2 mins

Columbia University, University of Maryland e Smithsonian Institution hanno elaborato un software in grado di riconoscere una pianta utilizzando una foto di una delle sue parti. Leafsnap attraverso una fotografia di una foglia, un fiore, un frutto, un picciolo o un seme è infatti in grado di risalire al nome delle pianta di appartenenza.

[video:http://www.youtube.com/watch?v=nX23TuwP0tI]

L'app attualmente contiene solo informazioni e immagini della flora del Nord-Est degli Stati Uniti ma il progetto prevede di indicizzare tutte le piante presenti sul territorio statunitense.

Leafsnap è nata dall'idea di utilizzare le tecniche per il riconoscimento facciale, sviluppate da Peter Belhumeur (Columbia University) e David Jacobs (University of Maryland), per l'identificazione delle specie vegetali. Grazie alla collaborazione con John Kress della Smithsonian Institution, sono stati raccolti dati e immagini della flora del Nord-Est degli Stati Uniti.
Le fotografie di alta qualità presenti sul sito leafsnap.com e nelle app sono state realizzate dal gruppo no-profit di fotografia naturalistica Finding Species.

[video:http://www.youtube.com/watch?v=KCpR4JTEy4c]

Lo scopo di Leafsnap è quello di dare a tutti la possibilità di conoscere meglio la flora che ci circonda e di avere maggiore consapevolezza e attenzione per la biodiversità.
Un altro interessante obbiettivo dell'app è quello di consentire alla comunità scientifica di utilizzere il flusso di dati provenienti dagli snap degli utenti per mappare e monitorare la flora degli Stati Uniti e non solo.

Utilizzare Leafsnap è semplice: basta posizionare una foglia, un frutto o un qualunque altro elemento caratteristico di una pianta (anche senza per forza strapparlo) su un foglio di carta bianco e scattare una foto utilizzando l'app.
In alcuni casi i risultati sono molti, la lista di piante riconosciute può essere lunga e può non essere semplice arrivare a un'unica soluzione, certamente però, vale la pena di provarla!

[video:http://www.youtube.com/watch?v=k02C7p7mQ_c]

Anteprime dell'app:

leafsnap leafsnapleafsnap leafsnap


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Come cominciano i terremoti

faglia di terremoto

Analizzando i primi secondi delle onde P, le prime a essere registrate dai sismometri durante un terremoto, un gruppo di ricercatori ha mostrato che è possibile stimare la magnitudo del terremoto. Il loro risultato si aggiunge al lungo dibattito sulla natura deterministica dei fenomeni di rottura all’origine dei terremoti e dunque sulla loro prevedibilità e ha implicazioni per i sistemi di allerta sismica precoce.

Nell'immagine due geologi dell'USGS misurano una rottura di faglia causata dai terremoti di Ridgecrest in California nel 2019. Foto di Ben Brooks/USGS (CC0).

È possibile prevedere la magnitudo di un terremoto osservando le onde sismiche nei loro primissimi istanti? Gli scienziati dibattono da decenni intorno a questa domanda, che è centrale per la progettazione dei sistemi di allerta sismica precoce.

Uno studio pubblicato recentemente da un gruppo di sismologi dell'Università di Napoli Federico II mostra che è possibile, analizzando circa 7000 onde sismiche relative a 200 terremoti avvenuti in tutto il mondo con magnitudo tra 4 e 9.