fbpx Dalle caverne allo spazio | Scienza in rete

Dalle caverne allo spazio

Read time: 2 mins

Sei astronauti hanno trascorso un'intensa settimana di addestramento in una grotta sotterranea in Sardegna. E' la seconda fase di CAVES, il programma ideato dall'ESA per preparare i futuri astronauti ai disagi della permanenza nella stazione spaziale.

Ci pensa Hans Bolender, responsabile della European astronaut training division dell'ESA, a fugare eventuali dubbi sull'utilità di un simile addestramento: "Sono molte le somiglianze tra questa esperienza e il volo spaziale, basti pensare alla mancanza del ciclo giorno-notte, alla riduzione delle capacità sensoriali, all'igiene ridotta all'essenziale e alla necessità di lavorare in squadra e risolvere assieme gli eventuali problemi." Il cuore del programma è soprattutto il potenziamento delle capacità del lavoro di squadra pur in un ambiente critico e ostile.

I sei astronauti coinvolti in CAVES - due americani, un canadese, un russo, un giapponese e un danese - si sono calati nella grotta sarda di Sa Gutta e per una settimana si sono occupati di apprendere i protocolli di sicurezza e venire a capo delle prove e dei problemi ideati dagli istruttori. Oltre all'acquisizione delle basilari tecniche di sopravvivenza, il programma prevedeva anche le tipiche situazioni che si devono affrontare nell'esplorazione delle grotte, con la necessità di destreggiarsi in imbracature e discese a corda doppia. In calendario anche lezioni di tecnica fotografica in situazioni di assoluta oscurità, con lo scopo di catalogare le forme di vita che popolano le viscere di Sa Gutta.

Terminato il gioco - si fa per dire - della speleologia, gli astronauti ricominceranno a guardare verso le stelle, in trepidante attesa del giorno in cui dovranno spiccare il volo. 

ESA

Autori: 
Sezioni: 
Astronautica

prossimo articolo

Gloriosa in battaglia: vivere nello spettro della divergenza

screenshot dal film The wodereres

Una giovane con una grave disabilità, una famiglia che le gravita attorno, imparando momento dopo momento come orientarsi e modificare lo sguardo sul mondo per accoglierla. "The wonderers", il film di Joséphine Japy presentato a Cannes lo scorso anno, ha vinto il premio per la migliore interpretazione femminile al Milano film festival. 

In copertina: screenshot dal film “The wodereres" (2025)

Mettere in scena senza catarsi, lezioni morali o rivendicazioni per diritti negati; raccontare la consistenza della vita com’è con e per un figlio o una figlia, un fratello o una sorella neurodivergente non è impresa semplice. Il docufilm forse favorisce registi e attori, ma cimentarsi in un lungometraggio implica maestria, sensibilità e un vissuto sinora visti raramente sullo schermo. Vivere nello spettro della divergenza è un modo diverso di percepire il mondo.