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Armi letali in soffitta

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L'inventario effettuato all'US Army Medical Research Institute of Infectious Diseases di Fort Detrick, nel Maryland, ha dato risultati a dir poco sconcertanti: in un laboratorio militare che dovrebbe essere soggetto ai controlli più rigorosi, sono stati trovati ben 9.200 ceppi di virus e batteri tra i più letali al mondo, che non risultavano in nessun registro. E che quindi avrebbero potuto essere sottratti senza che nessuno se ne accorgesse. I controlli infatti sono stati effettuati proprio dopo la scoperta di 20 fiale di virus dell'encefalite equina venezuelana in un contenitore in cui avrebbero dovuto essercene solo 16. Il laboratorio era già nel mirino delle autorità dopo il suicidio l'anno scorso di Bruce Ivins, un ricercatore sospettato di essere coinvolto nella vicenda delle missive all'antrace, che nel 2001 uccisero cinque persone. L'analisi dei bacilli inviati per posta aveva infatti mostrato che erano strettamente correlati a quelli coltivati nel laboratorio militare.

New Scientist

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Nella bella cornice della città colombiana di Santa Marta si discute di come abbandonare carbone, petrolio e gas, strategia complessa soprattutto ora che è bastato chiudere Hormuz per prenderci alla gola. Non si tratta di una COP, e nemmeno di una semiCOP, ma di un processo previsto a Belem, che vede riuniti chi ci crede e pensa a come fare. Magari partendo dall'affrontare la questione del debito dei paesi che sono ricchi solo di queste fonti e non hanno altre risorse per ripagarlo.

A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si tiene la prima conferenza internazionale dedicata all’abbandono delle fonti fossili. Il contesto è noto: la guerra in Iran ha provocato il terzo shock energetico in meno di un decennio, dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. È l’ennesima crisi a mostrare la fragilità dei sistemi fondati su petrolio, gas e carbone: costosi, volatili, esposti ai conflitti, ostaggi della geopolitica, e dunque la necessità della transizione.