fbpx Medicina alternativa e metodi sporchi | Page 3 | Scienza in rete

Medicina alternativa e metodi sporchi

Read time: 2 mins

I rimedi omeopatici sono al centro di una nuova ventata di polemiche, che potrbbero trasformarsi in uno scandalo. Un consorzio di aziende tedesche produttrici di 'medicine dolci' avrebbe corrotto un giornalista per innescare una campagna mediatica contro un docente universitario impegnato nello studio proprio dei rimedi alternativi ai farmaci convenzionali. A rivelarlo è Andy Lewis, reporter di The Quackometer, facendo riferimento a un articolo pubblicato dal quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung: "gli sporchi metodi della medicina dolce". 

Il bersaglio è Edzard Ernst, un ricercatore, di nazionalità tedesca, dell’Università di Exeter che per primo al mondo ha ricoperto il titolo di una cattedra di “Medicina complementare”, al fine di avviare linee di ricerca dedicate allo studio delle cosiddette medicine alternative, con lo stesso rigore che spetta alla medicina tradizionale. La sostanziale differenza tra le due, che continua a non far godere di buona fama l'alternativa, è che quest'ultima non può contare su prove scientificamente valide per verificarne l'efficacia terapeutica. L'impegno ventennale di Ernst è stato inizialmente accolto con favore proprio dalle aziende produttrici di farmaci 'alternativi'. La fiducia e la stima nei confronti del lavoro di Ernst si è bruscamente interrotta quando il professore ha iniziato a pubblicare i risultati delle proprie indagini, soprattutto per ciò che concerne l'omeopatia. Le prove raccolte da Ernst rivelano chiaramente l'inefficacia dei rimedi ideati da Hahnemann, confermando che gli ipotetici benefici non sono altro che semplici effetti placebo. 

Le aziende produttrici coinvolte nel consorzio hanno così pagato 43.000 euro Claus Fritzsche -il quale si dichiare giornalista medico-scientifico - per diffamare il professor Ernst con la crezione di diversi siti web. Trucchetti telematici avrebbero inoltre consentito al giornalista di aumentare la forza di quella che da noi verrebbe chiamata 'macchina del fango', ad esempio alzando la probabilità di impatto nelle visualizzazioni del sito nei motori di ricerca. 

Le accuse rivolte da Fritzsche – che non sembra fare onore alla professione di giornalista medico-scientifico, qualifica che rivendica – appaiono pretestuose e inconsistenti. Particolarmente ingenerosa, visto lo scrupolo e la perizia dimostrati dal professor Ernst nel corso dei suoi diciotto anni di attività scientifica, quella di incompetenza, sostenuta con argomentazioni capziose e prive di spessore. Nonostante Ernst si sia dimesso dall'incarico presso l'Università di Exter un mese fa, gli attacchi sono continuati incessantemente.

"La gente pensa, erroneamente, che io sia un promotore della medicina alternativa, e un alleato di chi lavora in questo settore. Ma la mia alleanza è prima di tutto con i pazienti, poi con la scienza. Se qualche omeopata si è sentito offeso dai miei studi, non è un mio problema."
Così si è espresso il professore, il quale continuerà comunque a occuparsi di medicina alternativa e a esprimere le sue opinioni a riguardo.

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Omeopatia

prossimo articolo

Come non pubblicare in medicina: perché le riviste rifiutano i lavori

macchina da scrivere

Tra errori clamorosi, vizi strutturali e nuove sfide come l’intelligenza artificiale, il nuovo libro di Luca De Fiore, "Come non pubblicare in medicina" (Il Pensiero Scientifico Editore, 2026), ribalta con ironia le regole della pubblicazione scientifica per mostrarne i limiti più profondi. Non solo un manuale per evitare brutte figure , ma una riflessione su un sistema imperfetto e sempre più bisognoso di trasparenza, ma ancora necessario.

«Gentile direttore del New England Journal of Medicine…»: peccato che l’indirizzo fosse quello dell’editor di Jama. È successo mille volte, racconta Robert M. Golub: il destinatario era lui, all’epoca executive deputy editor della seconda rivista, e tutte le volte che ha letto un’intestazione così clamorosamente sbagliata ha pensato che gli autori della mail non dovessero essere campioni della cura del dettaglio. Succede. Come succede di dimenticarsi le tracce delle revisioni ancora visibili o di inciampare in sciatterie di formattazione, e anche molto peggio.