fbpx L'attesa per i nuovi dati sul bosone | Page 23 | Scienza in rete

L'attesa per i nuovi dati sul bosone

Read time: 2 mins

Ci siamo, domani al CERN di Ginevra ci sarà la presentazione degi aggiornamenti sui dati degli esperimenti ATLAS e CSM, condotti presso l'acceleratore LHC, per cercare di individuare tracce del Bosone di Higgs. Stando all'entusiasmo e alle indiscrezioni che circolano in queste ore, si tratterebbe proprio di dati consistenti con l'osservazione della particella. Ma, nonostante questo, per sapere se stavolta ci siamo davvero bisogna aspettare ancora, per capire bene l'entità delle nuove osservazioni. I fisici del Cern continuano quindi ad essere molto cauti, sebbene fonti interne abbiano dichiarato che "Senza dubbio c'è una scoperta di qualche tipo, e un'eccitazione a riguardo".

Già nel 2011 i ricercatori avevano individuato delle tracce del bosone, senza però raggiungere un adeguato margine di certezza. I dati consistenti relativi alle osservazioni del 2012 sono arrivati poche settimane fa, e si riferiscono a un "Significativo eccesso di collisioni di particelle di massa pari a circa 125 gigaelectronvolt" - come ha dichiarato un (anonimo) ricercatore di ATLAS alla rivista Nature. Per individuare le tracce del bosone, infatti, si sfruttano i fenomeni di decadimento di una particella simile all'Higgs.
Il parametro davvero determinate è però la significatività statistica, vale a dire il grado di accuratezza a cui ci si può affidare per, eventulemente, cantare vittoria. Per annunciare il successo atteso, questa deve essere pari a un valore superiore al limite di 5 sigma.
ATLAS e CSM - i due esperimenti coinvolti nella ricerca del bosone di Higgs - hanno entrambi misurato un valore compreso, per il momento, tra 4.5 e 5 sigma.
I concorrenti americani del Tevatron si sono nel frattempo affrettati a pubblicare i propri dati, consistenti - dicono - con quelli di Ginevra.

Anche se sono partiti alla volta di Ginevra François Englert, Carl Hagen, Peter Higgs e Gerald Guralnik - alcuni dei fisici teorici che hanno formulato le caratteristiche del bosone mezzo secolo fa - per il momento non si può dire nulla di sicuro.
James Gillies, del settore comunicazione del Cern si è così espresso: "Le cose sono in continua evoluzione. Finchè i portavoce degli esperimenti non si alzeranno e prenderanno la parola, è prematuro fare qualsiasi speculazione".

L'appuntamento è quindi per domattina, sarà possibile seguire la diretta streaming dell'evento a questo indirizzo

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 
Indice: 
CERN

prossimo articolo

Un batterio che sopravvive all'impatto su Marte può viaggiare nello spazio?

Un nuovo studio della Johns Hopkins mostra che il batterio Deinococcus radiodurans sopravvive a pressioni paragonabili a quelle di un'espulsione di corpi rocciosi dalla superficie marziana. Questo risultato può avere implicazioni per le politiche di protezione planetaria, ma rappresenta solo una tappa verso la comprensione di se e come la vita microbica potrebbe sopravvivere a un viaggio interplanetario.

Nell'immagine di copertina: elaborazione della fotografia al microscopio elettronico di di D. radiodurans (da Wikimedia Commons, pubblico dominio)

Gli impatti di corpi celesti come asteroidi o comete evocano l’idea di forze dalla potenza capace di modellare superfici di pianeti o provocare estinzioni di specie. Collegarli alla vita può essere meno intuitivo, eppure questi eventi possono generare ambienti potenzialmente abitabili nei crateri che lasciano, o trasportare molecole organiche da un corpo celeste all’altro. Chiedersi se la vita stessa possa sopravvivere a un impatto è un passo ulteriore, con conseguenze dirette per le politiche di protezione planetaria che regolano le attività umane nello spazio.