fbpx Neutrini e doppio decadimento beta | Page 15 | Scienza in rete

Neutrini e doppio decadimento beta

Read time: 2 mins

Nei primi sette mesi dell'esperimento EXO-200 non è stato rilevato nessun segnale di doppi decadimenti beta senza la produzione di neutrini, un risultato che per il momento conferma il Modello Standard.

L'annuncio è stato dato dal team di 80 ricercatori coinvolti nell'esperimento Enriched Xenon Observatory 200 che hanno proposto il loro studio alla rivista Physical Review Letters. L'esperimento, tutt'ora in corso in un apposito laboratorio sotterraneo del New Mexico, prevede l'attenta osservazione delle possibili reazioni di decadimento nucleare che avvengono in 200 kg di xeno-136 mantenuto allo stato liquido.
Il decadimento sotto osservazione è quello che vede coinvolti due neutroni che, trasformandosi in protoni, emettono due elettroni e due antineutrini. Alcuni teorici, però, hanno suggerito che questo decadimento potrebbe avvenire senza lasciarsi alle spalle i due antineutrini, un evento che – se osservato – obbligherebbe a rivedere il cosiddetto Modello Standard delle particelle elementari. Verrebbe infatti spiegato solo imponendo che il neutrino sia l'antiparticella di se stesso.

La mancanza di rilevazioni ha comunque permesso ai fisici di saperne di più sulla natura del neutrino, portandoli a concludere che la sua massa non può essere più grande di 0,140-0,380 elettronvolt (quella di un elettrone è circa 500 mila eV). L'osservazione del cilindro di rame riempito di xeno in attesa del fantomatico evento continuerà ancora con estrema cura per alcuni anni. Oltre che per la fisica delle particelle, scoprire che per il neutrino particella e antiparticella coincidono potrebbe avere ricadute cosmologiche. Potrebbe per esempio spiegare come mai, a un certo momento dell'evoluzione dell'universo, l'equilibrio esistente tra materia e antimateria si sia definitivamente spezzato a favore della materia.

Caltech - Research paper (arXiv.org)

Autori: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

Quando la scienza deve parlare: l'ecocidio nella Striscia di Gaza

Gaza a febbraio 2025

Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
 

In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Può apparire fuori luogo parlare di ecologia di fronte al disastro umanitario nella Striscia di Gaza, una tragedia immane che non è certo il risultato di eventi ‘naturali’. Le operazioni condotte dalle Israel Defense Forces (IDF) sono al centro di accuse di genocidio all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, mentre davanti alla Corte Penale Internazionale sono in corso procedimenti nei confronti di esponenti del governo israeliano per presunti crimini internazionali.