fbpx Ma quali misteri... Stiamo parlando di Scienza! | Scienza in rete

Ma quali misteri... Stiamo parlando di Scienza!

Primary tabs

Tempo di lettura: 3 mins

Su un recente numero di "Science” è comparsa una sezione speciale nelle Science News dedicata a “Mysteries of Astronomy”, i misteri dell’astronomia. Vengono elencati gli otto top mysteries (selezionati dallo staff di "Science" in consultazione con ricercatori, editor di riviste scientifiche) e a ognuno è dedicato un breve articolo che ci spiega bene di cosa si tratta. Gradevoli gli articoli, ma indisponente il titolo della sezione scelto dalla rivista.

Gli otto pezzi sono dedicati all’energia oscura; alla materia oscura; all’apparente deficit barionico; ai diversi modi con cui le stelle esplodono in supernovae; ai meccanismi di ri-ionizzazione dell’Universo avvenuto al termine dell’età buia; all’origine dei raggi cosmici più energetici; alla stranezza del nostro sistema solare (questo proprio non lo condivido e mi sembra tirato per i capelli) e infine al perché e come mai la corona solare abbia una temperatura così alta.

Si passa da questioni che hanno un profondo impatto con l’origine, l’evoluzione e il fato del nostro universo (energia e materia oscura) e su cui – perdonate l’orribile gioco di parole – siamo al momento veramente all’oscuro e, passando poi per problemi di ampio respiro e implicazioni generali (deficit barionico e ri-ionizzazione dell’universo), si arriva a problemi del second’ordine, quali i meccanismi di accelerazione dei raggi cosmici più energetici, le modalità delle supernovae o il riscaldamento della corona solare (i fisici solari non me ne vogliano). Questi ultimi, infatti, forse richiedono solamente di approfondire e raffinare quanto già si sa o si sospetta. Salto il non-problema della peculiarità del nostro sistema solare in quanto: a) tutta da dimostrare, in considerazione della attuale pochezza di conoscenza che abbiamo di altri sistemi solari e b) ho una certa mia resistenza, dopo Copernico, Galileo e Darwin, a considerare Terra, Uomo e anche Sistema Solare qualcosa di “unico”.

Ma perché ho trovato il titolo pessimo e indisponente? Per la scelta – giornalistica – del termine: Mysteries. Mi ha fatto venire in mente quella trasmissione televisiva tanto criticata dai divulgatori scientifici seri: Kazzenger, per dirla con Crozza. Il vecchio ma sempre buono dizionario Webster alla voce mistero infatti recita:

"mystery – a profound secret; something wholly unknown, or something kept cautiously concealed, and therefore exciting curiosity or wonder; something which has not been or can not be explained; hence, specifically, that which is beyond human comprehension".

E’ proprio quel “qualcosa che non è stato o non può essere spiegato …. che va oltre la comprensione umana” che, attribuito a cose di scienza, mi indispone anche perché sono convinto che un ricercatore, un bravo ricercatore, non scriverebbe, riferendosi a fenomeni che (ancora) non capisce, in questi termini.

Cerchiamo la materia oscura da quasi un secolo (le prime intuizioni furono di Oort e Zwicky, negli anni ’30 del secolo scorso). Se veramente c’è, allora la troveremo. Alternativamente troveremo una risposta diversa per spiegare i fenomeni che hanno indotto a pensare che debba esistere. Analogamente per l’energia oscura che è con noi da poco più di vent’anni.

Abbiamo visto le stelle brillare in cielo per migliaia di anni e per migliaia di anni ci siamo chiesti, senza trovare la risposta, quale fosse il meccanismo che permetteva loro di splendere con continuità per così tanto tempo. Un mistero? Certamente no. Solo qualcosa che ancora non sapevamo e a cui siamo arrivati con il progredire delle nostre conoscenze. Ce l’ha poi ben spiegato Eddington meno di un secolo anni fa. E certamente arriveremo a una soddisfacente e dettagliata comprensione delle fasi finali dell’evoluzione stellare, delle varie modalità con cui una stella diventa una supernova (e questo avrà possibili implicazioni sulle caratteristiche dell’energia oscura), dei meccanismi di accelerazione delle particelle cariche, della formazione delle prime stelle e galassie e così via. Così come impareremo a correggerci se ci accorgeremo di essere finiti in un vicolo cieco della conoscenza. E sarà così anche per altri interrogativi e per quelli che ancora non ci poniamo ma che ci porremo in futuro. E’ la scienza: domande, risposte, domande. E nessun “mistero”.


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Early warning sismico: un test a posteriori sull’ultimo grande terremoto in Turchia e Siria

edifici crollati nella provincia turca di Hatay

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.