fbpx Nuovo metodo per misurare CO2 | Scienza in rete

Nuovo metodo per misurare CO2

Read time: 1 min

Ricercatori dell’Università dello Utah e Harvard hanno messo a punto una nuova metodologia per misurare le emissioni del diossido di carbonio (CO2), sull’analisi di dei dati provenienti da stazioni di monitoraggio della Salt Lake Valley.

Questa tecnica può rilevare i cambiamenti nell’emissione del principale gas responsabile dell’effetto serra, per un valore pari o superiore al 15%, sfruttando sistemi satellitari. L’idea alla base dello studio è quella di combinare i dati di concentrazione del biossido di carbonio negli strati atmosferici vicini alla superficie e le caratteristiche climatiche – come la velocità dei venti – e formulare un modello matematico di previsione con queste informazioni.

Questa tecnica è un primo passo importante per una nuova frontiera di ricerca, sebbene l’accuratezza raggiunta abbia una precisione più bassa del 5% rispetto agli standard raccomanati dalla National Academy of Sciences Panel del 2010.

Fanno parte del team di ricerca Jim  Ehleringer, professore di biologia all’Università dello Utah, Kathryn McKain e Steven Wofsy della Harvard University, Thomas Nehrkorn and Janusz Eluszkiewicz dell’Atmospheric and Environmental Research Center.

Lo studio è stato pubblicato questo mese sulla versione online del Proceedings of the National Academy of Sciences.

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Indice: 
Gas serra

prossimo articolo

Terapie riparative? No grazie: non c’è niente da riparare

Coppia con bandiera arcobaleno

Le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, sono pratiche condannate dalla comunità scientifica internazionale, ma un’offerta persiste in diversi Paesi, tra cui l’Italia. La UE non è riuscita a vietarle. La strada verso l’accettazione degli orientamenti di genere è ancora lunga, come ci indica drammaticamente la cronaca.
Foto di Norbu GYACHUNG su Unsplash
 

Il nodo è venuto al pettine: più di un milione di cittadini dell’UE ha chiesto alla Commissione Europea di vietare in tutti gli Stati membri le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, interventi medici e psicologici che la comunità scientifica internazionale da tempo ha giudicato inutili e nocivi, ma che vengono ancora praticati e tollerati in alcuni Paesi. Al momento, però, non esistono le condizioni politiche per raggiungere l’unanimità del Consiglio dell’Unione Europea, che occorre per approvare una decisione in tal senso.