E' grazie alle parole che possiamo esprimere concetti, pensieri e stati d'animo. Ma quale percorso evolutivo ci ha portato a sviluppare delle così fini abilità comunicative? Wolfgang Enard del Max Planck Institut per l'antropologia evoluzionistica di Lipsia (in Germania) ha scoperto che topi modificati per esprimere la sequenza umana di Foxp2, un gene coinvolto nell'elaborazione del linguaggio, emettono richiami e vocalizzi più articolati. I topi "parlanti" mostrano inoltre cambiamenti strutturali, neurofisiologici e neurochimici in un'area del cervello che nell'uomo è associata al linguaggio. Foxp2 è presente anche nello scimpanzé, ma la sua sequenza differisce da quella delle grandi scimmie per due aminoacidi. Questa differenza sembra essere comparsa dopo che la linea evolutiva dell'uomo si è separata da quella delle grandi scimmie. È stato proprio per verificare il ruolo di Foxp2 nell'evoluzione del linguaggio che Enard ha inserito una copia del gene umano nel topo. I risultati dello studio, pubblicati su Cell, aggiungono un tassello in più nella ricostruzione del processo evolutivo che ha dato all'uomo il dono della parola. È questo inoltre il primo studio eseguito in un modello animale in grado di mostrare come una sostituzione aminoacidica possa essere rilevante per l'evoluzione umana.
Squittii quasi umani
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Il maxi patteggiamento di Meta con gli Stati americani introduce limiti d'uso per la popolazione adolescente, ma lascia intatti gli algoritmi che catturano l’attenzione e riguarda solo gli Stati Uniti. Vietare non basta: servono regole più ampie, un'informazione libera e indipendente e una comunità educante (famiglie, scuola, pediatri) capace di accompagnare ragazzi e ragazze nell'uso dei device. Da qui l'idea di un bugiardino digitale, come per i farmaci.
Foto di Vitaly Gariev su Unsplash
La società Meta, che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp, è stata chiamata in giudizio da 29 Stati americani con l'accusa di aver progettato le proprie piattaforme in modo da favorire un uso compulsivo da parte di bambini e adolescenti, con possibili conseguenze sulla loro salute. Sono 47, in realtà, gli Stati americani (più il distretto di Columbia) che hanno intrapreso azioni legali contro Meta, ma il nucleo principale dell'azione legale è stato portato avanti da 29 Stati.