fbpx Paulo Lima su Rio+20 | Scienza in rete

Paulo Lima su Rio+20

Read time: 2 mins

Il 12 maggio si è tenuto presso l'Università di Bressanone un seminario dedicato alla Conferenza Rio+20 che si svolgerà dal 16 al 22 giugno a Rio de Janeiro. All'incontro intitolato “Rio+20: lentius, profondius, suavius” e organizzato dalla Fondazione Alexander Langer, sono intervenute persone che avevano partecipato al Global Forum di Rio 1992 e che hanno visto evolvere con occhi interessati la politica ambientale negli ultimi venti anni.

Nel corso del seminario è intervenuto anche Paulo Pereira Lima, giornalista brasiliano che ha fatto dei ragazzi l'obiettivo del suo lavoro. Direttore della rivista Viraçao a una nostra domanda sul ruolo attivo della cittadinanza ai lavori di Rio+20 ha risposto così: “È un cambiamento epocale dovuto anche al ruolo di Internet nel mobilitare le persone. E i giovani si sono appropriati di queste nuove tecnologie della comunicazione dell'informazione. Sono loro che stanno promuovendo un nuovo modo di mobilitarsi in vista di Rio+20 per fare pressing sui politici.

Il lavoro fatto da Lima è proprio questo: permettere ai giovani di avere spazio dove prima non avevano voce in capitolo. In vista della conferenza sta cercando di creare un'agenzia di stampa fatta solo da giovani che segua in loco Rio+20 e che dia il suo punto di vista su temi che li riguardano in prima persona. Tutti i suoi sforzi sono rivolti a questo, dare voce alle persone che vivranno poi sulla loro pelle le conseguenze delle politiche ambientali che si decideranno durante il summit mondiale.

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 
Indice: 
Eventi

prossimo articolo

Eutanasia: rispettare le volontà, anche quando è difficile riconoscerle

Ulisse e le sirene

Nel dibattito sul fine vita le decisioni più difficili da accettare sono quelle che provengono dal disagio mentale. Ma proprio su questi temi è bene che le discussioni siano il più possibile ancorate ai fatti e le scelte informate e consapevoli siano riconosciute e rispettate. Ulisse e le Sirene , dipinto di John William Waterhouse, The Art History Archive 

Una ricerca su PubMed e su Ngram Viewer mostra che la frequenza del termine eutanasia, nel lessico generale e in quello medico in lingua inglese, è più o meno costante fino al 1960, poi cresce esponenzialmente fino al 2000 e declina in modo relativamente lento. In Italia, il picco è spostato in avanti di circa dieci anni e negli ultimissimi il declino si è invertito. Una spiegazione plausibile della crescita esponenziale è che si parli di più di eutanasia perché, anche se si vive più a lungo, si muore peggio che in passato: la morte degenerativa ha sostituito quella acuta.