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Paulo Lima su Rio+20

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Il 12 maggio si è tenuto presso l'Università di Bressanone un seminario dedicato alla Conferenza Rio+20 che si svolgerà dal 16 al 22 giugno a Rio de Janeiro. All'incontro intitolato “Rio+20: lentius, profondius, suavius” e organizzato dalla Fondazione Alexander Langer, sono intervenute persone che avevano partecipato al Global Forum di Rio 1992 e che hanno visto evolvere con occhi interessati la politica ambientale negli ultimi venti anni.

Nel corso del seminario è intervenuto anche Paulo Pereira Lima, giornalista brasiliano che ha fatto dei ragazzi l'obiettivo del suo lavoro. Direttore della rivista Viraçao a una nostra domanda sul ruolo attivo della cittadinanza ai lavori di Rio+20 ha risposto così: “È un cambiamento epocale dovuto anche al ruolo di Internet nel mobilitare le persone. E i giovani si sono appropriati di queste nuove tecnologie della comunicazione dell'informazione. Sono loro che stanno promuovendo un nuovo modo di mobilitarsi in vista di Rio+20 per fare pressing sui politici.

Il lavoro fatto da Lima è proprio questo: permettere ai giovani di avere spazio dove prima non avevano voce in capitolo. In vista della conferenza sta cercando di creare un'agenzia di stampa fatta solo da giovani che segua in loco Rio+20 e che dia il suo punto di vista su temi che li riguardano in prima persona. Tutti i suoi sforzi sono rivolti a questo, dare voce alle persone che vivranno poi sulla loro pelle le conseguenze delle politiche ambientali che si decideranno durante il summit mondiale.

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Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

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Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.