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Il censimento dei pinguini

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L'analisi di immagini satellitari ad alta definizione ha permesso a un team di ricercatori di stimare il numero di pinguini imperatore appartenenti alle varie colonie distribuite lungo le coste dell'Antartide.

I risultati, pubblicati su PloS ONE, indicano che la popolazione di questi uccelli simbolo della regione antartica è molto più numerosa di quanto stimato finora. Il team, coordinato da Peter Fretwell (British Antarctic Survey), grazie a particolari tecniche applicate alle immagini satellitari e al confronto con fotografie aeree e conteggi sul campo, è infatti riuscito a stimare 595 mila pinguini adulti, circa il doppio delle precedenti stime comprese tra 270 e 250 mila esemplari.

Le immagini hanno confermato le 44 colonie già note ai ricercatori, ma hanno anche permesso di scoprire 7 stanziamenti finora sconosciuti. Oltre che agli zoologi, però, lo studio potrebbe rivelarsi importante anche per i climatologi. Studi recenti, infatti, indicano che gli stanziamenti di pinguini imperatore sono particolarmente sensibili al cambiamento climatico e la possibilità di ripetere censimenti attendibili e regolari potrebbe dunque rivelarsi cruciale.

Si tratta in assoluto della prima volta che viene impiegata l'osservazione dallo spazio per censire una specie e i ricercatori sono certi che la strada da loro indicata potrà rivelarsi proficua anche in altre situazioni.

National Science Foundation

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Anche i terremoti piccoli sono importanti

strada con grossa crepa dovuta a terremoto in california

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni.

Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.

I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.