fbpx Pianeta sotto pressione | Scienza in rete

Pianeta sotto pressione

Primary tabs

Read time: 3 mins

La Planet Under Pressure Conference, tenutasi a Londra dal 26 al 29 marzo 2012, si è conclusa con la presentazione della State of the Planet Declaration, in cui si afferma il ruolo centrale della scienza nel plasmare e influenzare positivamente le discussioni politiche in vista di Rio+20.

L'incontro ha coinvolto oltre 3000 scienziati, decisori politici e membri della società civile, che hanno discusso delle problematiche legate allo sviluppo sostenibile: cambiamento climatico, geo-ingegneria ambientale, governance internazionale, il futuro degli oceani e della biodiversità, il commercio globale, la riduzione della povertà e la sicurezza alimentare. La discussione ha anche toccato le complesse connessioni tra i diversi sistemi e cicli che governano mare, aria e terra, dal cui equilibrio dipendono strettamente la vita umana e quella animale. La dichiarazione chiede un approccio integrato al cambiamento climatico, auspicando una maggiore interazione tra scienziati e responsabili politici. Lo stesso Ban Ki-moon, il segretario generale delle Nazioni Unite, ha offerto il proprio impegno per favorire e garantire un dialogo costante con la comunità scientifica prima della conferenza di Rio del 20-22 giugno 2012.

Dopo quattro giorni di intenso confronto, sono emerse diverse raccomandazioni:

  1. È necessario definire al più presto gli obiettivi universali per lo sviluppo sostenibile. 
  2. La scienza dovrebbe informare la politica, guidandola verso decisioni sagge e tempestive. 
  3. Si auspica una maggiore interconnessione tra le diverse discipline della scienza. 
  4. È importante finanziare la ricerca scientifica, ma anche adoperarsi per aumentare il livello generale di istruzione, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. 
  5. Dovrebbe essere istituito un Consiglio per lo sviluppo sostenibile, con il compito di integrare la politica sociale, economica e ambientale a livello globale. 
  6. Il PIL, il prodotto interno lordo, è di fatto un parametro poco utile. Questo indicatore di ricchezza dovrebbe essere sostituito dal PIL+, cioè un indice che tenga conto di fattori come istruzione, salute e risorse globali comuni.

I comunicatori della scienza avranno un ruolo chiave nel processo di coinvolgimento della classe politica e di sensibilizzazione del pubblico nei confronti dei temi di Rio+20. Come evidenziato da Margit Fischer, first lady austriaca e presidente dell'Austrian Science Centre Network, la chiave per avere una comunicazione efficace sarà quella di utilizzare al meglio le abbondanti risorse di cui già disponiamo. Le Nazioni Unite non avranno bisogno di inventare nuovi format tramite cui presentare i temi della sostenibilità, ma dovranno semplicemente affidarsi all'esperienza dei centri di ricerca  e musei nazionali, che sanno già come comunicare argomenti complessi, hanno stabilito partenariati con il settore educativo e godono di grande fiducia a livello locale.

A ben pensarci, l'obiettivo di una sostenibilità globale non è affatto irrealizzabile. Il programma Future Earth dell'International Council for Science è, infatti, l'iniziativa che mira a fornire in soli dieci anni le conoscenze in grado di garantire alla società uno sviluppo sostenibile e duraturo. Questo progetto, partito in forma sperimentale nel giugno 2011, verrà presentato ufficialmente a Rio+20 con il proposito di lasciare alle generazioni future un pianeta vivo e in buona salute.

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Dossier: 
Indice: 
Conferenze

prossimo articolo

Il caldo sul lavoro è un’emergenza sanitaria in crescita

operaio al lavoro accaldato

Il cambiamento climatico è anche una questione di salute e sicurezza sul lavoro: in Italia, nelle giornate di caldo estremo il rischio di morire per un infortunio aumenta del 61%, con agricoltura e costruzioni tra i settori più esposti. Le ordinanze regionali e gli strumenti previsionali hanno rafforzato la prevenzione, ma restano disuguaglianze, scarsa consapevolezza dei rischi e tutele insufficienti. E senza adeguate misure di adattamento, nei prossimi decenni gli infortuni legati al caldo sono destinati ad aumentare.

È ampiamente condiviso come il cambiamento climatico si configuri come una reale emergenza sanitaria e una sfida epocale. Una riflessione su come tale emergenza sanitaria riguardi anche la salute e la sicurezza dei lavoratori è essenziale. Storicamente, la ricerca in ambito occupazionale ha consentito di identificare e caratterizzare rischi per la salute dei lavoratori dovuti a sostanze presenti anche negli ambienti di vita (solitamente a più bassi livelli di esposizione).