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Nuovo studio sul cervello

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Nel corso dei prossimi dieci anni, l'Allen Institute for Brain Science di Seattle cercherà di portare a termine un importante progetto che prevede la mappatura e la comprensione dell’area visiva del cervello di topo. La ricerca, che avrà come scopo quello di registrare e identificare tutto ciò che accade nella corteccia celebrale, viene descritta nel numero di Nature di questa settimana. Anche se il progetto si concentrerà sui topi, e su come questi roditori vedono e rispondono agli stimoli visivi, gli scienziati cercheranno di comprendere aspetti fondamentali della funzione cerebrale superiore: dalla percezione alla consapevolezza cosciente, fino ai processi decisionali e di azione. Una volta riusciti a comprendere tali meccanismi di base nel modello murino, si potrà iniziare a studiare e capire forme più complesse di percezione negli animali superiori, compreso l'uomo."In breve tempo, crediamo che questo progetto possa rivoluzionare la nostra comprensione del cervello dei mammiferi", dicono gli autori Christof Koch e R. Clay Reid.

Il progetto prevede un finanziato di 300 milioni di dollari per i primi quattro anni donati dal fondatore dell’Allen Institute , il filantropo Paul G. Allen. Questo cospicuo finanziamento solleverà molte critiche nel mondo scientifico, perché con tali cifre si potrebbero finanziare centinaia di progetti. 

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Medicina

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Le estinzioni non sono mai state ciò che immaginiamo: non catastrofi improvvise confinate nel passato, né processi lenti e gestibili nel presente. La storia della megafauna del Pleistocene e la crisi della biodiversità contemporanea rivelano una stessa trama, deformata dalla nostra percezione del tempo. Tra eventi compressi e urgenze diluite, perdiamo la capacità di riconoscere la reale velocità del cambiamento e le sue conseguenze ecologiche. Dalla megafauna del Pleistocene alle estinzioni moderne, Alice Mosconi riporta la cronaca di una doppia distorsione temporale, mentre il mondo svanisce davvero.

Siamo soliti raccontare le estinzioni del passato, dai dinosauri a quelle della megafauna del Pleistocene, come eventi rapidi e traumatici. Quando ci riferiamo alle estinzioni in corso oggi, invece, tendiamo a vederle come processi lenti, gestibili e, quindi, ancora reversibili. 

In entrambi i casi, la nostra percezione è distorta e la scala temporale non è quella corretta. Questo errore non è neutro, ma ha delle conseguenze.