fbpx Sopravvissute all'era glaciale | Page 6 | Scienza in rete

Sopravvissute all'era glaciale

Read time: 2 mins

Contrariamente a quanto ritenuto finora, uno studio dimostra che, durante l'ultima glaciazione, nelle regioni scandinave vi furono nicchie naturali nelle quali alcune specie di conifere poterono sopravvivere e da lì diffondersi nuovamente nel territorio all'epoca del disgelo.

La ricerca, pubblicata su Science, è il risultato di un paziente lavoro di confronto tra il DNA di alcune specie di conifere attuali e quello proveniente da sedimenti lacustri e appartenente ad alberi molto più antichi. I ricercatori, coordinati dall'italiana Laura Parducci (Università di Uppsala), hanno scoperto che non tutte le attuali conifere scandinave provengono da un unico ceppo, dunque è necessario ipotizzare che durante l'ultima glaciazione, conclusasi 9000 anni fa, alcune specie riuscirono a sopravvivere al gelo e si affiancarono alle nuove specie provenienti dal sud ripopolando la regione. L'idea corrente che le attuali foreste scandinave siano unicamente da ricondurre alla migrazione di specie provenienti dalle regioni più temperate deve pertanto essere abbandonata.

Due in particolare le regioni norvegesi che si sono mostrate davvero interessanti, autentici rifugi contro la glaciazione: l'isola di Andøya e la regione di Trøndelag nella Norvegia centrale. Qui i ricercatori hanno trovato prove schiaccianti che le condizioni ambientali hanno permesso alle conifere di prosperare per migliaia di anni nonostante il clima proibitivo dell'era glaciale.

Come sottolinea Inger Greve Alsos (Tromsø University Museum), componente del team di ricerca, la scoperta potrebbe avere un risvolto economico. Finora, infatti, le differenti caratteristiche riscontrate tra gli abeti scandinavi venivano imputate unicamente alle proprietà dei singoli alberi. Ora appare evidente che tali caratteristiche sono il frutto di una precisa storia genetica e sono scritte nei diversi DNA. A seconda delle caratteristiche di cui ha bisogno, dunque, la fiorente industria del legname comincerà a valutare con cura quali specie impiegare.

Università di Copenhagen

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Indice: 
Botanica

prossimo articolo

Dimmi quello che mangi: nuovo grande studio sulle abitudini alimentari

Una tavolata di piatti contenenti insalata e il logo YouGoody - la ricerca bella e buona in sovraimpressione

I ricercatori e le ricercatrici dell’Istituto dei Tumori di Milano chiedono la nostra collaborazione per un grande studio di coorte che vuole approfondire la relazione tra gli alimenti che consumiamo e più in generale le nostre abitudini di vita e il rischio di sviluppare una malattia. Lo studio vuole completare e aggiornare i già importanti risultati ottenuti attraverso il precedente studio Epic, che è stato alla base delle prime linee guida per un’alimentazione sana. Per partecipare basta andare sul sito di YouGoody – La ricerca bella e buona. Crediti immagine: elaborazione da Sigueme/Pixabay

Negli ultimi decenni, la ricerca scientifica ha fatto molti progressi nel chiarire i legami tra alimentazione, stile di vita e rischio di sviluppare tumori. Alcuni fattori di rischio sono ormai ben documentati: l’obesità, l’inattività fisica, l’eccesso di alcol e il fumo aumentano la probabilità di sviluppare diverse forme di cancro. Anche la dieta ha un ruolo chiave: un’alimentazione ricca di frutta, verdura, legumi e cereali integrali è associata a una riduzione del rischio, mentre un consumo elevato di carni rosse e lavorate è stato collegato, ad esempio, al tumore del colon-retto.