E’ stato pubblicato sulla rivista Human Molecular Genetics un lavoro del gruppo di Franco Pagani, dell’ ICGEB Trieste che dimostra le potenzialità di una strategia terapeutica a base di piccoli Rna nei confronti di tre gravi malattie genetiche rare: la Fibrosi Cistica, l'Emofilia e Atrofia muscolare spinale. La ricerca finanziata da Telethon e dalla Fondazione italiana fibrosi cistica, è stata svolto in collaborazione con il team di ricerca di Mirko Pinotti all’Università di Ferrara. “Dobbiamo pensare ai nostri geni come a una sequenza di informazioni discontinua: solo una porzione del suo contenuto va effettivamente tradotta in proteina” spiega Pagani. “Quando un gene viene copiato in Rna messaggero, prima che questo faccia da stampo per la sintesi proteica alcune sue parti vengono rimosse da un macchinario cellulare specializzato: questa attività è appunto lo splicing”. Questo meccanismo deve essere molto preciso, lo spostamento anche di un solo nucleotide determinerebbe lo slittamento del modulo di lettura, e quindi la sintesi di una proteina alterata. Nel caso di malattie come la fibrosi cistica, la Sma e l’ emofilia, accade che a causa di un difetto genetico, la rimozione non avviene correttamente e si ha la produzione di una proteina difettosa. Per ripristinare un corretto splicing dei geni che risultano difettosi in queste malattie, i ricercatori hanno adoperato degli Rna chiamati U1 snRNA che una volta manipolati sono capaci di appaiarsi in modo specifico al gene bersaglio e guidare correttamente il macchinario addetto allo splicing. “Nelle cellule il sistema ha funzionato perfettamente, spiega Pinotti, e ci ha consentito di ripristinare livelli sufficienti di proteina funzionante. Nel caso dell’emofilia, i livelli di correzione raggiunti, se ottenuti nei pazienti, sarebbero abbondantemente sopra la soglia terapeutica”.
Piccoli Rna per curare malattie gravi
Autori:
Sezioni:
Canali:
prossimo articolo
Continua la guerra di Trump alla scienza: università, NASA ed EPA fra gli obiettivi

L’offensiva dell’amministrazione di Trump contro la ricerca scientifica statunitense non si arresta: tagli drastici ai finanziamenti, licenziamenti di massa e nuove restrizioni su pubblicazioni e costi accademici stanno indebolendo università e agenzie federali. Mentre il Congresso tenta di arginare i danni, il sistema della ricerca resta sotto pressione e gli Stati Uniti rischiano di perdere la leadership globale - a vantaggio della Cina.
Il rapporto tra l’amministrazione Trump e la ricerca è tutt’altro che idilliaco. Il Presidente sa di non essere apprezzato dalla comunità scientifica e lui ricambia con la sua caratteristica attitudine a fare terra bruciata.