fbpx Le nubi si abbassano | Page 11 | Scienza in rete

Le nubi si abbassano

Read time: 2 mins

Uno studio basato sui dati satellitari suggerisce che nella prima decade di questo secolo la quota delle nubi si sarebbe in media abbassata dell'uno per cento, un fatto che ha potenziali implicazioni per il futuro climatico del pianeta. Roger Davies (Università di Auckland – Nuova Zelanda) e collaboratori hanno studiato l’andamento dei sistemi nuvolosi nei primi dieci anni di questo secolo (dal marzo 2000 al febbraio 2010) analizzando i dati raccolti dal satellite Terra. Grazie ai 9 apparecchi di ripresa del suo spettro-radiometro multi angolo (MISR), il satellite riesce a catturare immagini in 3D delle nubi rendendo possibile la misurazione della loro altezza e del loro movimento intorno al globo.

Dai dati – lo studio è stato pubblicato su Geophysical Research Letters – è emerso un quadro molto complesso, con alcune regioni del globo caratterizzate da una diminuzione della quota media delle nubi e altre con andamento opposto. Al di là di questi dati contrastanti, è emerso comunque che a livello globale la quota media dei sistemi nuvolosi è diminuita di una trentina di metri.

Ancora non è chiara la causa di tale diminuzione, ma è probabile che possa dipendere da alcuni mutamenti nella circolazione atmosferica responsabile della formazione delle nubi alle quote più elevate. Gran parte della riduzione rilevata, infatti, è dovuta alla presenza di un minor numero di sistemi nuvolosi ad altissima quota.

Il periodo considerato è troppo breve per trarre conclusioni definitive, ma sul versante climatico potremmo trovarci in presenza di un aiuto inatteso nella riduzione del riscaldamento globale. Una consistente riduzione nella quota delle nubi, infatti, permetterebbe alla Terra di disperdere più agevolmente il calore nello spazio.

University of Auckland - NASA

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Indice: 
Clima

prossimo articolo

La riforma spezzatino del Sistema Sanitario Nazionale

stetoscopio con medico in secondo piano

Approvato dal Consiglio dei ministri come risposta alla crisi del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), il disegno di legge delega sul riordino del SSN affida al Governo una riforma ampia e complessa. Cui però mancano una reale analisi delle criticità e un adeguato quadro di risorse. Così, il rischio è una riforma frammentata che elude i nodi strutturali della sanità pubblica e apre spazi a interessi di parte.

Partiamo dalla notizia così come è stata riportata in un comunicato stampa del ministero della Salute: «Il Consiglio dei ministri ha approvato il 12 gennaio 2026, su proposta del ministro della Salute Orazio Schillaci, il disegno di legge delega per la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e per la revisione del