fbpx Spegnere l'ictus | Scienza in rete

Spegnere l'ictus

Read time: 1 min

Bloccando la cascata del complemento si possono limitare i danni di un ictus ischemico. E per farlo, ci potrebbe essere una finestra temporale maggiore rispetto alle quattro ore e mezza utili per intervenire con l'attivatore tessutale del plasminogeno, l'unica terapia efficace fino  a oggi a disposizione dei medici. Uno studio condotto all'Istituto Mario Negri di Milano, infatti,  mostra che c'è anche un altro modo, oltre alla trombolisi, per curare le vittime dell'ictus, terza causa di morte e prima causa di invalidità nei paesi sviluppati. «Abbiamo verificato su due modelli animali l'efficacia dell'inibitore del C1» precisa Maria Grazia De Simoni, che ha coordinato il lavoro. «L'effetto protettivo tuttavia non sembra derivare tanto dal blocco del C1 quanto dall'interazione con la proteina del complemento MBL (Mannose Binding Lectin)». Negli animali il trattamento ha ridotto le conseguenze dell'ischemia anche quando veniva somministrato 18 ore dopo l'evento: solo l'avvio di trial con questo prodotto, peraltro già utilizzato nella pratica nei casi di angioedema ereditario e acquisito, permetterà di sapere se ciò vale anche per gli esseri umani.

Annals of neurology pubblicato online l'11-5-2009

 

Autori: 
Sezioni: 
Medicina

prossimo articolo

Scongelare i cervelli, non i ghiacciai

Particolare di una formazione di ghiaccio

Matteo Motterlini nel suo ultimo saggio spiega quali sono le trappole mentali che ci spingono a non reagire di fronte ai rischi connessi alla crisi del clima. E a disinnescarle, per darci la possibilità di attivare il cambiamento iniziando dall’unico luogo in cui può essere concepito un futuro diverso: il nostro cervello. Crediti immagine: Foto di Sophia Simoes su Unsplash

Perché la crisi climatica non ci smuove? Perché continuiamo a posticipare l’inevitabile? Perché ignoriamo chi verrà dopo di noi? Perché cambiare ci costa così tanto? Perché distruggiamo il più prezioso dei beni comuni: la nostra casa, la Terra? Perché crediamo ancora nella crescita infinita, su un pianeta che ha limiti ben precisi? Perché neghiamo l’evidenza? Perché non ci fidiamo della scienza?