fbpx Nuova classe di pianeti | Page 13 | Scienza in rete

Nuova classe di pianeti

Read time: 2 mins

Osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Hubble hanno permesso di chiarire la struttura di un esopianeta distante 40 anni luce: sarebbe composto per gran parte di acqua e avvolto da una spessa coltre di vapore. Scoperto nel 2009 dal team del progetto MEarth di David Charbonneau, il pianeta extrasolare GJ1214b aveva mostrato fin dai primi studi un’anomala abbondanza d’acqua. Restava però il dubbio se all’origine di quella rilevazione potesse semplicemente esservi un’atmosfera particolarmente nebbiosa.

Per venire a capo di quel dubbio, il team coordinato da Zachory Berta (Center for Astrophysics) ha messo in campo il telescopio spaziale Hubble analizzando con la Wide Field Camera 3 il transito di GJ1214b davanti alla sua stella, una nana rossa della costellazione di Ofiuco. Lo studio dello spettro dell’atmosfera del pianeta, che verrà pubblicato su Astrophysical Journal, ha permesso di chiarire che il modello più consono era quello che prevedeva una densa atmosfera di vapore acqueo.

Anche al di sotto di quello spesso guscio, però, si deve ipotizzare una massiccia presenza d’acqua. Dalle dimensioni e dalla massa del pianeta, infatti, si è potuto valutarne la densità, risultata di circa due grammi per centimetro cubo. Un valore che si può spiegare ipotizzando che gran parte del pianeta debba essere costituita d’acqua. Le elevate pressioni e l’alta temperatura (GJ1214b orbita a soli 2 milioni di distanza dal suo Sole), però, fanno sì che quell’acqua possa assumere forme davvero esotiche, sostanze completamente estranee alla nostra esperienza quotidiana.

Oltre alle tipologie di pianeti attualmente riconosciute (quelli rocciosi di tipo terrestre, quelli gassosi come Giove e quelli ghiacciati come Urano e Nettuno), ora si dovranno dunque mettere in conto anche questi nuovi mondi costituiti per gran parte di acqua liquida. Tra gli esopianeti, insomma, le sorprese proprio non mancano.

Hubble - CfAResearch paper

Autori: 
Sezioni: 
Planetologia

prossimo articolo

Dare voce alle emozioni: il ruolo inatteso dell’IA

sagoma di volto con fogli colorati che escono dalla testa

Nella “società delle mangrovie”, come la definisce il filosofo Luciano Floridi, dove umano e digitale si intrecciano, l’intelligenza artificiale smette di essere solo fonte di inquietudine e diventa strumento di espressione. Il libro "EmoziIonAbili" (Pisa University Press) racconta come l’IA generativa possa trasformarsi in un «esoscheletro cognitivo» capace di dare voce a giovani con disabilità, amplificando emozioni e storie senza tradirle, e aprendo nuove strade per un uso etico e inclusivo della tecnologia.

L’intelligenza artificiale generativa, che dal 2022 sta trasformando profondamente la nostra vita, continua a disorientarci: ci somiglia così tanto da rendere difficile tracciare un confine tra ciò che produce e ciò che siamo in grado generare noi. Del resto, ha imparato a esprimersi osservandoci e imitandoci, e lo fa sempre meglio. Tutto questo inquieta: saprà fermarsi quando lo vorremo noi?