fbpx Un Blob chiamato Himiko | Page 14 | Scienza in rete

Un Blob chiamato Himiko

Read time: 1 min

Non è poi tanto automatico che quando gli astronomi osservano qualcosa sappiano sempre di cosa esattamente si tratti. Specialmente poi se vanno a sbirciare nelle profondità più remote dell'Universo. Qualche tempo fa, per esempio, un gruppo di astronomi giapponesi si è imbattuto in un oggetto che, scambiato inizialmente per una lontana galassia, si è poi rivelato qualcosa di ancora più distante e antico. Si tratta di un Lyman-Alpha Blob - termine coniato una decina di anni fa per indicare misteriosi agglomerati di gas probabili antenati delle galassie - che si trova a quasi 13 miliardi di anni luce di distanza, epoca in cui l'Universo era proprio ai suoi albori.

Battezzato Himiko in onore di una mitica regina giapponese, questo Blob non solo è il più remoto mai individuato, ma è anche il più grande e luminoso. Una stima delle sue dimensioni indica un'estensione di 55 mila anni luce, misura paragonabile al raggio della nostra Via Lattea. Quello che lascia perplessi, però, è che la sua massa stellare è un ordine di grandezza più elevata di quella degli altri oggetti presenti in quella remota epoca dell'Universo. Lo studio riguardante Himiko è in pubblicazione in questi giorni su The Astrophysical Journal.

 

Fonte: Carnegie Institution for Science

 

 

 

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Anche i terremoti piccoli sono importanti

strada con grossa crepa dovuta a terremoto in california

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni.

Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.

I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.