fbpx Un Blob chiamato Himiko | Page 3 | Scienza in rete

Un Blob chiamato Himiko

Read time: 1 min

Non è poi tanto automatico che quando gli astronomi osservano qualcosa sappiano sempre di cosa esattamente si tratti. Specialmente poi se vanno a sbirciare nelle profondità più remote dell'Universo. Qualche tempo fa, per esempio, un gruppo di astronomi giapponesi si è imbattuto in un oggetto che, scambiato inizialmente per una lontana galassia, si è poi rivelato qualcosa di ancora più distante e antico. Si tratta di un Lyman-Alpha Blob - termine coniato una decina di anni fa per indicare misteriosi agglomerati di gas probabili antenati delle galassie - che si trova a quasi 13 miliardi di anni luce di distanza, epoca in cui l'Universo era proprio ai suoi albori.

Battezzato Himiko in onore di una mitica regina giapponese, questo Blob non solo è il più remoto mai individuato, ma è anche il più grande e luminoso. Una stima delle sue dimensioni indica un'estensione di 55 mila anni luce, misura paragonabile al raggio della nostra Via Lattea. Quello che lascia perplessi, però, è che la sua massa stellare è un ordine di grandezza più elevata di quella degli altri oggetti presenti in quella remota epoca dell'Universo. Lo studio riguardante Himiko è in pubblicazione in questi giorni su The Astrophysical Journal.

 

Fonte: Carnegie Institution for Science

 

 

 

Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Come cominciano i terremoti

faglia di terremoto

Analizzando i primi secondi delle onde P, le prime a essere registrate dai sismometri durante un terremoto, un gruppo di ricercatori ha mostrato che è possibile stimare la magnitudo del terremoto. Il loro risultato si aggiunge al lungo dibattito sulla natura deterministica dei fenomeni di rottura all’origine dei terremoti e dunque sulla loro prevedibilità e ha implicazioni per i sistemi di allerta sismica precoce.

Nell'immagine due geologi dell'USGS misurano una rottura di faglia causata dai terremoti di Ridgecrest in California nel 2019. Foto di Ben Brooks/USGS (CC0).

È possibile prevedere la magnitudo di un terremoto osservando le onde sismiche nei loro primissimi istanti? Gli scienziati dibattono da decenni intorno a questa domanda, che è centrale per la progettazione dei sistemi di allerta sismica precoce.

Uno studio pubblicato recentemente da un gruppo di sismologi dell'Università di Napoli Federico II mostra che è possibile, analizzando circa 7000 onde sismiche relative a 200 terremoti avvenuti in tutto il mondo con magnitudo tra 4 e 9.