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Un eccesso d'acqua artica

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I dati satellitari indicano che negli ultimi 15 anni si è accumulata nell'Oceano Artico una grande quantità d'acqua dolce che, se dovesse mutare la circolazione dei venti, finirebbe col riversarsi nel nord Atlantico raffreddando le regioni Europee.

Lo studio, condotto dal team coordinato da Katharine Giles (Centre for Polar Observation and Modelling – University College London) e pubblicato online su Nature Geoscience, si basa sui dati raccolti dal 1995 al 2010 dai radar dei satelliti ERS-2 ed Envisat. Giles e colleghi hanno scoperto che l'area artica si è innalzata di una quindicina di centimetri, segno che nella regione si sono accumulati circa 8000 chilometri cubi di acqua dolce.

L'accumulo sarebbe da ricondurre all'intensificazione dei venti artici e alla conseguente accelerazione della circolazione oceanica nota come Beaufort Gyre. L'accelerazione della corrente avrebbe insomma confinato e accumulato l'acqua con il conseguente innalzamento superficiale registrato dai satelliti. Ora si teme che il cambiamento nella direzione dei venti possa portare alla diminuzione della circolazione artica e all'inevitabile travaso di quell'accumulo d'acqua nell'Atlantico settentrionale.

Se ciò dovesse succedere, si assisterebbe alla formazione di una nuova corrente oceanica in competizione con la calda Corrente del Golfo. Con il risultato che l'Europa si vedrebbe bruscamente privata di quel benefico tepore.

ESA

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Geofisica

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Principi attivi sintetizzati in Asia, elio (necessario per le risonanze magnetiche) importato dal Qatar, rotte bloccate nello Stretto di Hormuz: la crisi in Medio Oriente mostra quanto la filiera produttiva europea dei farmaci dipenda strutturalmente, e su più livelli, dai combustibili fossili e si regga su equilibri geografici fragili. Crediti immagine: Goran tek-en, CC BY-SA 4.0

Di solito, non ci chiediamo da dove vengano i farmaci. Quando ingeriamo con un sorso d'acqua una pillola di antibiotico, come l’amoxicillina, non viene immediato chiederci come quella capsula sia arrivata a casa nostra. La prendiamo per curare una cistite o un mal di gola di origini batteriche, spesso senza pensare che, prima ancora di essere nel suo blister e spedita sugli scaffali delle farmacie, ha già affrontato un processo fatto di viaggi lunghi e numerosi intermediari.