fbpx Vestiti autopulenti | Page 8 | Scienza in rete

Vestiti autopulenti

Read time: 2 mins

Stanchi di lavare le vostre maglie di cotone? Avete finalmente trovato qualcosa che fa al caso vostro. Quella che sembra una delle classiche pubblicità di detersivi è invece il risultato di una recente ricerca apparsa sulla rivista Applied Materials and Interfaces.

Due scienziati cinesi, Deyong Wu e Mingce Long delle università di Hubei e Shangai, hanno infatti suggerito di avvolgere i capi in un rivestimento di biossido di titanio (TiO2), un composto che assorbe specifiche parti della luce ed è in grado di ossidare il materiale organico, rimuovendo così i cattivi odori. La tecnica è utilizzata già oggi – ad esempio in alcune finestre autopulenti – ma funziona soltanto esponendo il materiale ai raggi ultravioletti: un metodo inefficiente (soltanto fra il 3 e il 5% della luce solare rientra in queste lunghezze d'onda) e non proprio alla portata di tutti.

La vera novità della ricerca consiste nella possibilità di sviluppare vestiti che riescono a pulirsi da soli anche con la semplice luce solare. Un passo in avanti reso possibile da una nuova molecola formata da un composto di biossido di titanio ed azoto (N–TiO2), su cui sono state applicate delle particelle note come Agl, in grado di incrementarne la sensibilità: in questo modo il composto è in grado di reagire ad un spettro più ampio della luce, rendendo più efficiente la sua azione.

Gli scienziati hanno immerso per un minuto il cotone in una forma liquida di questa molecola, hanno aspettato che si asciugasse e poi l'hanno macchiato con una vernice arancione. Esposta al sole, la molecola ha effettivamente attaccato il colore, rimuovendo allo stesso tempo anche i batteri presenti sulla stoffa. Wu e Long lo hanno descritto come un processo “semplice, efficiente e stabile” per creare materiali autopulenti: chi non ama fare il bucato è senza dubbio dalla loro parte.

- http://www.eurekalert.org/pub_releases/2011-12/acs-cfc121411.php
- http://pubs.acs.org/stoken/presspac/presspac/full/10.1021/am201251d#cor1 

Autori: 
Sezioni: 

prossimo articolo

Niente panico! Siamo a scuola

megafono su sfondo scuro con la scritta do not panic

Il tema della salute mentale dei giovani è al centro del dibattito pubblico, ma insieme all’attenzione cresce anche il timore di approcci inutilmente medicalizzanti. La promozione della salute, volta piuttosto a rafforzare le risorse individuali e intervenire anche sui contesti che creano disagio, potrebbe essere di maggiore aiuto. L’esperienza di Panikit, un kit di pacificazione con gli attacchi di panico appare un modello promettente.
 

Negli ultimi anni, la salute mentale dei giovani è al centro del dibattito pubblico e oggetto di numerose iniziative. Tuttavia, nonostante gli sforzi e le buone intenzioni, i risultati non sempre appaiono incoraggianti: molti studenti vivono a scuola condizioni di ansia e attacchi di panico, talvolta inabilitanti. Quando il confine tra ciò che consideriamo sofferenza, disturbo, malattia si allarga, può crescere la tendenza a medicalizzare problemi che hanno anche radici sociali, relazionali e contestuali.