fbpx Vestiti autopulenti | Scienza in rete

Vestiti autopulenti

Primary tabs

Read time: 2 mins

Stanchi di lavare le vostre maglie di cotone? Avete finalmente trovato qualcosa che fa al caso vostro. Quella che sembra una delle classiche pubblicità di detersivi è invece il risultato di una recente ricerca apparsa sulla rivista Applied Materials and Interfaces. Due scienziati cinesi, Deyong Wu e Mingce Long delle università di Hubei e Shangai, hanno infatti suggerito di avvolgere i capi in un rivestimento di biossido di titanio (TiO2), un composto che assorbe specifiche parti della luce ed è in grado di ossidare il materiale organico, rimuovendo così i cattivi odori. La tecnica è utilizzata già oggi – ad esempio in alcune finestre autopulenti – ma funziona soltanto esponendo il materiale ai raggi ultravioletti: un metodo inefficiente (soltanto fra il 3 e il 5% della luce solare rientra in queste lunghezze d'onda) e non proprio alla portata di tutti.

La vera novità della ricerca consiste nella possibilità di sviluppare vestiti che riescono a pulirsi da soli anche con la semplice luce solare. Un passo in avanti reso possibile da una nuova molecola formata da un composto di biossido di titanio ed azoto (N–TiO2), su cui sono state applicate delle particelle note come Agl, in grado di incrementarne la sensibilità: in questo modo il composto è in grado di reagire ad un spettro più ampio della luce, rendendo più efficiente la sua azione.

Gli scienziati hanno immerso per un minuto il cotone in una forma liquida di questa molecola, hanno aspettato che si asciugasse e poi l'hanno macchiato con una vernice arancione. Esposta al sole, la molecola ha effettivamente attaccato il colore, rimuovendo allo stesso tempo anche i batteri presenti sulla stoffa. Wu e Long lo hanno descritto come un processo “semplice, efficiente e stabile” per creare materiali autopulenti: chi non ama fare il bucato è senza dubbio dalla loro parte.

- http://www.eurekalert.org/pub_releases/2011-12/acs-cfc121411.php
- http://pubs.acs.org/stoken/presspac/presspac/full/10.1021/am201251d#cor1 

Autori: 
Sezioni: 
Tecnologia

prossimo articolo

L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

Partiamo da qui per raccontare una storia lunga, che ancora non si è conclusa.
È il 1991, la commissione per i vaccini dei Centers for Diseases Control (ACIP, Immunization Practices Advisory Committee) consiglia per la popolazione degli Stati Uniti la prima dose di vaccino per il virus dell'epatite B (HBV) alla nascita (che vuol dire entro 24 ore dalla nascita). Le successive due dosi dopo uno e sei mesi.