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Chi ricorda la seconda candelina?

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A quando risale il vostro primo ricordo? E soprattutto, siete sicuri che sia il ricordo di un evento reale e non un’immagine costruita a posteriori sulla base di informazioni esterne? Uno studio condotto alla University of Otago, in Nuova Zelanda, dimostra per la prima volta che la formazione di un vero ricordo è già possibile a due anni di età. Il risultato è apparso ieri sulla rivista Child Development . A guidare la ricerca, la psicologa Fiona Jack, già autrice di svariati studi nel campo della memoria infantile.

Per studiare la possibilità che un ricordo si fissi nella mente di bambini piccoli, Fiona Jack e il suo staff hanno condotto un esperimento su quarantasei coppie con figli tra i 27 e i 51 mesi di età. I bambini sono stati coinvolti insieme ai loro genitori a giocare con la macchina magica ‘restringi-oggetti’: inserendo un oggetto in un grande cubo colorato e girando una leva, il cubo restituiva un oggetto identico ma più piccolo. I bambini sono stati intervistati in due occasioni: 24 ore dopo il gioco, e a distanza di ben sei anni. Scopo della seconda intervista era verificare se e quanto i bambini erano in grado di ricordare dell’episodio. Un quinto dei bambini ricordava la macchina magica e due di loro all’epoca dell’esperimento non avevano ancora tre anni. L’ipotesi è che aver parlato dell’esperienza dopo sole 24 ore dal suo verificarsi, nel corso della prima intervista, abbia potuto favorire la formazione del ricordo anche in un’età così precoce.  “Lo studio ha applicazioni in ambiti clinici e legali,” aggiunge Fiona Jack, “dove è spesso importante  sapere quanto è verosimile che un particolare ricordo di un’esperienza precoce sia effettivamente reale”.

http://www.ts-si.org/neuroscience/31252-study-confirms-long-term-recall-...

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I ricercatori e tecnologi INAF precari richiedono un intervento urgente alla Presidenza del Consiglio

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Pubblichiamo la lettera aperta con cui la Rete degli stabilizzandi INAF si rivolge alla Presidente del Consiglio per chiedere un intervento legislativo urgente che consenta di stabilizzare, come era stato in precedenza concordato, i molti ricercatori con contratti a termine in essere da molti anni. Oggi in INAF si contano 660 figure precarie su circa 1.920 addetti complessivi; oltre il 40% del personale di ricerca e tecnologia è in condizione di precarietà, e circa 300 persone avrebbero già i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la normativa vigente. Senza un nuovo intervento straordinario molte professionalità altamente qualificate rischiano di lasciare l’Ente o addirittura il Paese. Crediti immagine: Simone Delalande su Unsplash

Onorevole Presidente del Consiglio,

siamo ricercatori e tecnologi precari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Possediamo il Dottorato di Ricerca e una media di 8 anni di esperienza lavorativa e di 40 anni di età. Siamo pertanto professionisti qualificati, che da tempo guidano e garantiscono continuità a progetti di ricerca strategici nazionali e internazionali del nostro Ente: ormai non siamo più giovani in formazione.

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