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I ricercatori e tecnologi INAF precari richiedono un intervento urgente alla Presidenza del Consiglio

In un prato, di notte, un telescopio che emette luce punta verso il cielo stellato

Pubblichiamo la lettera aperta con cui la Rete degli stabilizzandi INAF si rivolge alla Presidente del Consiglio per chiedere un intervento legislativo urgente che consenta di stabilizzare, come era stato in precedenza concordato, i molti ricercatori con contratti a termine in essere da molti anni. Oggi in INAF si contano 660 figure precarie su circa 1.920 addetti complessivi; oltre il 40% del personale di ricerca e tecnologia è in condizione di precarietà, e circa 300 persone avrebbero già i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la normativa vigente. Senza un nuovo intervento straordinario molte professionalità altamente qualificate rischiano di lasciare l’Ente o addirittura il Paese. Crediti immagine: Simone Delalande su Unsplash

Tempo di lettura: 5 mins

Onorevole Presidente del Consiglio,

siamo ricercatori e tecnologi precari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Possediamo il Dottorato di Ricerca e una media di 8 anni di esperienza lavorativa e di 40 anni di età. Siamo pertanto professionisti qualificati, che da tempo guidano e garantiscono continuità a progetti di ricerca strategici nazionali e internazionali del nostro Ente: ormai non siamo più giovani in formazione.

Con questa lettera aperta chiediamo il Suo intervento circa la drammatica situazione di precariato che si è venuta a creare.

La maggior parte degli investimenti del MUR è destinata a infrastrutture, come telescopi e centri di calcolo, con il risultato di aumentare il personale a tempo determinato senza promuovere una vera pianificazione a lungo termine del personale necessario alla loro gestione.

Il problema del precariato in INAF è ormai strutturale e da anni manca un percorso chiaro e stabile di inserimento. Attualmente in INAF si contano 1.920 risorse di personale di cui 660 sono precari. Nello specifico, il numero complessivo di ricercatori e tecnologi a tempo indeterminato è 800 mentre i precari sono 560, ovvero oltre il 40% su 1.360 totali. Di questi, 300 sarebbero subito stabilizzabili secondo i commi 1 e 2 del Decreto-legge 25 maggio 2017, n. 75 (“Legge Madia”), in scadenza a fine anno.

Questa situazione è ben nota al Ministero di competenza, il MUR, che consapevole dei numeri così drammatici lo scorso anno ha convocato diversi tavoli tecnici con le rappresentanze sindacali sul tema. Questi si sono conclusi con la promessa di un finanziamento di 6,5 milioni di euro destinato alla stabilizzazione dei lavoratori precari applicando proprio la legge Madia. Questo intervento avrebbe permesso di stabilizzare circa il 40% dei precari con requisiti Madia; il Ministero, inoltre, aveva menzionato l’intenzione di intraprendere ulteriori interventi nel 2026, per completare le assunzioni e risolvere così la situazione emergenziale.

A seguito di queste promesse, nel luglio 2025 è stato presentato dalla maggioranza un primo emendamento (1.0.6) ad un decreto-legge relativo al comparto della ricerca (D.L. 90/2025), purtroppo poi ritirato. In sede di legge di Bilancio, una proposta emendativa, uguale nei contenuti a quella di luglio, presentata e supersegnalata dai Senatori di Fratelli d’Italia Bucalo, Marcheschi e Gelmetti (61.0.50, testo 1) ha visto una mobilitazione compatta e corale di tutta la maggioranza. L’emendamento è stato infatti rafforzato da ben sette emendamenti gemelli (identici nella finalità) a firma di esponenti di Fratelli d’Italia (Sen. Pogliese, Russo e Sallemi), Lega, Forza Italia e UDC 1 (emendamenti al ddl Bilancio 2026 n° 60.0.36, 61.0.50, 107.0.77, 107.0.78, 107.0.79, 107.0.80, 107.0.81, 107.0.82, 107.0.83, 107.0.84).

Purtroppo, nonostante la chiara volontà politica espressa dal Suo partito, nei passaggi tecnico-amministrativi in sede ministeriale tale norma è stata inspiegabilmente e improvvisamente sostituita da una nuova formulazione (confluita nel testo 2 del 61.0.50) che ne ha completamente stravolto e vanificato l'efficacia. L’attuale norma:

● non opera in deroga ai limiti di turnover, rendendo di fatto impraticabile un piano assunzionale significativo;

● prevede il ricorso a procedure concorsuali lente e costose che rendono la misura incompatibile con i caratteri di urgenza. Al contrario, l'applicazione della Legge Madia consentirebbe la chiamata diretta e immediata, senza spreco di denaro pubblico, di professionisti che hanno già superato diversi concorsi pubblici;

● penalizza gran parte dei precari con maggiore anzianità di servizio;

● impone un cofinanziamento a carico degli enti, in una fase in cui INAF non dispone di margini di bilancio sufficienti.

Nel caso dell’INAF, ciò si traduce in un numero estremamente ridotto di assunzioni effettive, circa 52 (incluso il co-finanziamento al 50% che INAF sembra non essere in grado di sostenere). L’emendamento originario di FdI, invece, avrebbe consentito l’immissione in ruolo nel nostro Ente di circa 120 ricercatori e tecnologi meritevoli e con grande anzianità di servizio (tra cui molti PNRR). Inoltre, senza un nuovo intervento straordinario, circa un centinaio di precari altamente qualificati – molti con oltre dieci anni di esperienza – rischiano di lasciare l’INAF, o addirittura il Paese, a causa del limite ormai raggiunto dei contratti a termine.

L’INAF è – anche grazie al nostro contributo – un leader mondiale nella scienza e nelle tecnologie astronomiche. Le soluzioni che sviluppiamo per esplorare l’Universo, dai sensori ottici ai sistemi di sincronizzazione temporale, hanno ricadute dirette nella vita quotidiana, come il GPS o la diagnostica medica. Per questo l’Italia svolge un ruolo chiave nei principali progetti internazionali, ottenendo un ritorno non solo scientifico, ma anche economico: dalle commesse milionarie alla grande industria (come l’Einstein Telescope, per cui l’Italia è candidata, o la cupola dell’ELT, il più grande contratto mai assegnato a un telescopio terrestre, affidato ad Astaldi‑Cimolai per 400 milioni di euro) alle PMI specializzate, fino alla creazione di posti di lavoro e prodotti ad altissimo valore aggiunto.

Il nostro lavoro è quindi essenziale per le filiere e per il tessuto d’impresa, riconosciuti come uno dei motori del benessere del Paese.

Presidente, il tema non riguarda una singola categoria di lavoratori, ma la capacità dell’Italia di trattenere competenze altamente qualificate in un settore strategico. Perdere questo capitale umano significherebbe consegnare a competitor esteri un know‑how che lo Stato ha formato a proprie spese: tra 150.000 e 250.000 euro per ciascun percorso accademico fino al Dottorato, cui si aggiungono gli investimenti per 8 – 12 anni di assegni di ricerca e contratti a termine.

Molti di noi sono inoltre “cervelli di ritorno”, rientrati grazie a incentivi fiscali: costringerci a un nuovo espatrio sarebbe una tripla sconfitta per lo Stato, per la ricerca e per le nostre famiglie, private della stabilità necessaria per restare in Italia.

Facendo appello al Suo pragmatismo, Le chiediamo un intervento diretto affinché, nel primo veicolo normativo utile, venga riproposta e approvata la misura sostenuta da Fratelli d’Italia.

Confidando nella Sua attenzione e nella volontà di affrontare con urgenza una situazione che riguarda il futuro della ricerca italiana, Le porgiamo i nostri più rispettosi saluti.

I Precari Stabilizzandi dell’INAF

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