fbpx Se l'inquinamento luminoso è utile | Page 13 | Scienza in rete

Se l'inquinamento luminoso è utile

Read time: 2 mins

Come ci ricorda CieloBuio, l'associazione per la salvaguardia del firmamento notturno, „Troppa luce spegne le stelle“. Eppure, paradossalmente, le luci artificiali potrebbero aiutare nella ricerca di civiltà extraterrestri. E’ quello che propongono in un recente articolo pubblicato sulla rivista Astrobiology, i ricercatori Edwin Turner della Princeton University e Abrahm Loeb dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics.  I due studiosi presuppongono che ogni forma di vita intelligente, che si sia evoluta alla luce della stella più vicina, utilizzi l’illuminazione artificiale durante le ore di oscurità. Nella sua orbita attorno al proprio astro, un pianeta ci apparirebbe dotato di fasi, proprio come accade con Venere. L'inquinamento luminoso prodotto dal lato-notte sarebbe visibile dalla Terra più di quanto sia la luce riflessa dal lato-giorno, permettendo l'identificazione del pianeta. Già oggi potremmo osservare la luce prodotta da una città grande come Tokyo alla distanza della Fascia di Kuiper, la regione situata tra 30 e 50 Unità Astronomiche dal Sole (1 UA = circa 150 milioni di chilometri) e occupata da Plutone, Eris e altri corpi minori. Gli strumenti ottici di nuova generazione potrebbero renderela tecnica operativa, a meno che non si osservino oggetti come Kalgash, immaginato da Isaac Asimov nel racconto di fantascienza Notturno. Su un pianeta come questo, abitato da esseri intelligenti e illuminato da sei soli, non ci sarebbe mai la notte, rendendo di fatto questa tecnica poco efficace.

- Loeb A. & Turner E.L., 2011, arXiv:1110.6181,  "Detection Technique for Artificially-Illuminated Objects in the Outer Solar System and Beyond“
- http://arxiv.org/abs/1110.6181
- http://astrobio.net/exclusive/4321/looking-for-the-bright-city-lights-of...

Autori: 
Sezioni: 

prossimo articolo

Il cervello non è fatto per capire: la rivoluzione invisibile delle neuroscienze

puzzle di cervello su sfondo geometrico

"Il cervello non è fatto per capire" (Edizioni Dedalo), di Francesco Orzi, ci porta dentro una rivoluzione silenziosa: quella che ha mostrato come la mente umana non sia progettata per conoscere, ma per sopravvivere. Attraverso celebri esperimenti cognitivi, dal Monty Hall al problema di Linda, mostra una verità scomoda: gli errori non sono eccezioni ma strutture profonde del nostro modo di pensare, radicate nei meccanismi neurali che guidano il nostro pensiero. Aiutandoci a fare un passo in più verso la lucidità.

Nella storia delle scienze, alcune rivoluzioni cambiano tutto senza che quasi nessuno se ne accorga. La teoria della relatività e la meccanica quantistica hanno trasformato la fisica nel primo Novecento, e il loro impatto culturale - benché lento - è diventato parte dell'immaginario collettivo.