I ricercatori che lavorano su una versione più pericolosa del virus H5N1 hanno comunicato che fermeranno i loro esperimenti per 60 giorni.
Gli autori della ricerca insieme ad altri 39 scienziati, in una lettera pubblicata sulle riviste Nature e Science, riconoscono la necessità di spiegare chiaramente i benefici della ricerca e di ridurre al minimo i possibili rischi con il contributo della comunità scientifica.
"Ci rendiamo conto che le organizzazioni e governi di tutto il mondo hanno bisogno di tempo per trovare le migliori soluzioni per le opportunità e le sfide che derivano dal lavoro", hanno scritto gli scienziati.
Nel mese di dicembre, scienziati provenienti da due gruppi indipendenti, uno guidato da Ron Fouchier presso la Erasmus Medical Center in Olanda e l'altro da Yoshi Kawaoke presso l'Università del Wisconsin, hanno riferito di aver manipolato con successo il virus H5N1 per renderlo più virulento.
Fouchier e Kawaoke avevano in programma di pubblicare le loro ricerche sulle riviste Science e Nature, almeno fino a quando la National Science Advisory Board for Biosecurity (NSABB), ha chiesto ai ricercatori e agli editori delle riviste di astenersi dal pubblicare i dettagli sulla nuova versione del virus.
Per i prossimi due mesi, le ricerca nei due laboratori si fermerà. Non ci saranno quindi ulteriori passi avanti per la messa a punto di un vaccino per proteggere contro i nuovi ceppi mentre continuerà l’analisi dei ceppi selvatici che causano la malattia in tutto il mondo.
Gli scienziati, nella loro lettera, aggiungono inoltre che intendono organizzare un forum internazionale per discutere i rischi e i benefici dei loro studi: "Ci rendiamo conto la comunità scientifica necessità di spiegare con chiarezza i benefici di questa importante ricerca e le misure adottate per ridurre al minimo i rischi possibili."
"Gli scienziati hanno bisogno di sentire la loro voce in questo dibattito", dice Yoshihiro Kawaoke ,"Speriamo che avendo una discussione calma e ragionata dei fatti, scienziati ed esperti di biosicurezza possano raggiungere una migliore comprensione e trovare il modo di andare avanti riducendo al minimo i rischi." Una pausa per approfondire e riflettere è in questo momento un antidoto in grado di stroncare sul nascere paure che potrebbero in futuro compromettere il lavoro dei ricercatori.
Stop agli studi su H5N1
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Quando la scienza deve parlare: l'ecocidio nella Striscia di Gaza

Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0
Può apparire fuori luogo parlare di ecologia di fronte al disastro umanitario nella Striscia di Gaza, una tragedia immane che non è certo il risultato di eventi ‘naturali’. Le operazioni condotte dalle Israel Defense Forces (IDF) sono al centro di accuse di genocidio all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, mentre davanti alla Corte Penale Internazionale sono in corso procedimenti nei confronti di esponenti del governo israeliano per presunti crimini internazionali.