Se durante la replicazione del DNA, invece di nucleotidi contenenti desossiribosio, vengono incorporati per errore nucleotidi contenenti ribosio, cioè i normali costituenti dell’RNA, quel semplice atomo di ossigeno in più può fare molti danni: rende instabile la molecola, danneggia i cromosomi e, se non si corre subito ai ripari, può portare a morte la cellula. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano guidati da Paolo Plevani e Marco Muzi Falconi ha scoperto che, oltre a un primo livello di guardia, costituito dall’enzima RNasi H, esiste un altro sistema di protezione, una particolare DNA polimerasi che riesce in qualche modo a scavalcare l’ostacolo e proseguire la duplicazione del DNA nonostante la presenza dei ribonucleotidi. Ciò permette di evitare la morte della cellula, ma non impedisce che vi si accumulino danni. La scoperta, ottenuta grazie ai finanziamenti di MIUR, AIRC e Telethon, ha importanti implicazioni per lo studio dei tumori, spesso associati a stress nella replicazione del DNA, ma anche per la comprensione della patogenesi di una rara e ancora poco conosciuta malattia genetica, la sindrome di Aicardi-Goutières, causata da mutazioni nei geni codificanti per l’RNasi H
Se l’RNA ci mette il becco
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Paolo Attivissimo nel suo recente saggio dedicato al ritorno sulla Luna offre un quadro realistico della nuova corsa al nostro satellite. Una corsa che la NASA non può perdere, ma che ha difficoltà a vincere, anche perché con il tempo c'è stata una drastica riduzione dei finanziamenti: sono solo una frazione rispetto a quelli che aveva ricevuto il programma Apollo, mentre i nodi dei voli umani al di là dell’orbita circumterrestre sono identici a quelli che si erano dovuti affrontare allora. Crediti immagine: NASA
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