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L’ESA in soccorso del Vaticano

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Quando, nel 1970, gli scienziati di ESA (European Space Agency) e NASA (National Aeronautics and Space Administration) svilupparono il formato FITS (Flexible Image Transport System) probabilmente non immaginavano che un giorno sarebbe servito a digitalizzare gli antichi e preziosi testi conservati presso la Biblioteca Vaticana. Il formato per il sistema di trasporto flessibile delle immagini, infatti, utilizzato sinora per archiviare le informazioni di tutte le missioni astronomiche dell’Agenzia, è oggi impiegato anche per preservare una parte dei volumi della Biblioteca.

“Toccare un manoscritto è ogni volta un’azione pericolosa”, la dichiarazione di Luciano Ammenti, direttore del Centro di Informatica del Vaticano, a capo del progetto. Alcuni testi risalgono infatti a 1800 anni fa e la loro estrema delicatezza costringe ad optare per soluzioni di archiviazione non invasive ma comunque efficaci. Il formato FITS si adatta inoltre ai volumi conservati sotto vetro e calcola e corregge automaticamente le differenti angolazioni, restituendo una scansione nitida e regolare. Una tecnica quindi versatile, usata fin dai tempi dei pionieristici osservatori spaziali Herschel, Integral, XXM-Newton e SOHO fino al più recente telescopio spaziale Hubble. 

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Terra dei Fuochi: quale scienza serve dopo la sentenza?

incendio nella terra dei fuochi

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei Fuochi ha riconosciuto che le conoscenze accumulate nel tempo erano già sufficienti a imporre misure di protezione della popolazione. A più di un anno e mezzo dalla condanna dell’Italia, la questione non è quindi soltanto produrre nuove prove sui danni ambientali e sanitari, ma capire quale ricerca serva oggi: una sorveglianza continua e più fine sul territorio, capace di integrare ambiente e salute, individuare le popolazioni più esposte e verificare se gli interventi di prevenzione e risanamento stiano davvero riducendo i rischi.

Nell'immagine di copertina: incendio ad Afragola, 2012. Crediti: Gianluca Rizzi/Flickr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0

Il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non avere protetto adeguatamente la popolazione della Terra dei Fuochi da un rischio ambientale e sanitario conosciuto da molti anni. È trascorso più di un anno e mezzo: poco rispetto alla lunga storia di questo territorio, ma più che sufficiente per chiedersi che cosa la sentenza possa cambiare anche nel modo di produrre e utilizzare le conoscenze su ambiente e salute.