fbpx ATLAS scopre una nuova particella | Page 6 | Scienza in rete

ATLAS scopre una nuova particella

Read time: 1 min

Esaminando la mole di dati raccolti dal rilevatore ATLAS del Large Hadron Collider di Ginevra, un team di fisici individua la presenza di un nuovo bosone previsto dai teorici ma finora sfuggito ai ricercatori.

La nuova particella appartiene alla famiglia dei bosoni, ma a differenza del più famoso – e ricercato – bosone di Higgs non è tutta d'un pezzo. Chi-b(3P), questo il nome della particella, è infatti composto da un quark bottom e dal suo antiquark legati strettamente l'uno all'altro dall'interazione forte. L'esistenza del bosone Chi-b(3P) era stata prevista da molti teorici, ma non era mai stata rilevata in precedenti esperimenti.

A scoprirla è stato un team di ricercatori dell'Università di Birmingham e della Lancaster University che ha analizzato i dati raccolti da ATLAS a seguito della collisione di due fasci di protoni sparati l'uno contro l'altro nel Large Hadron Collider. “Ci sono potenzialmente un sacco di cose molto interessanti nascoste in quei dati – ha commentato Andy Chisholm dell'Università di Birmingham – noi siamo stati fortunati a osservare al posto giusto nel momento giusto.”

L'annuncio della scoperta è stato dato lo scorso 22 dicembre pubblicando lo studio nel repository online di arXiv.org.

Lancaster University - Research paper

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

Capire se sappiamo prevedere i terremoti è difficile

grafico onde

Prevedere la data e il luogo esatti in cui si verificherà un terremoto è impossibile. Tuttavia, si possono formulare delle previsioni probabilistiche nel breve termine, sfruttando il fatto che i terremoti tendono a concentrarsi nel tempo e nello spazio. Da una decina di anni alcuni paesi del mondo hanno lavorato a queste previsioni, cercando di formularle in modo che fossero utili per le autorità di protezione civile e di gestione delle emergenze. Tra questi paesi c’è l’Italia, che ha cominciato a lavorarci sul serio dopo il terremoto avvenuto a L’Aquila il 6 aprile del 2009. Ma come si fa a capire quando un modello produce buone previsioni? La domanda è tutt’altro che semplice. Provano a rispondere due sismologi e due statistici in uno studio pubblicato su Seismological Research Letters.

Immagine rielaborata da https://doi.org/10.1029/2023RG000823. (CC BY 4.0)

L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo ad aver sviluppato un sistema per la previsione probabilistica dei terremoti. Si chiama Operational Earthquake Forecasting-Italy (OEF-Italy) e viene gestito dal Centro di Pericolosità Sismica dell’Istituto Italiano di Geofisica e Vulcanologia (INGV).