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I neutrini diventano arte al Cern

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Arte non solo scienza al Cern di Ginevra. Il laboratorio europeo per la fisica, protagonista degli esperimenti sul più grande acceleratore di particelle, promuove il progetto "Great Arts for Great Science" nel cui ambito diversi artisti saranno invitati al laboratorio del Cern vicino a Ginevra, dove verranno affidati a scienziati-tutor. Il programma artist-in-residence, intitolato Collide@CERN, ha una durata di tre anni. La prima parte, Prix Ars Electronica Collide@CERN, dedicata alle arti digitali, è stata inaugurata ad agosto ad Ars Electronica, l'annuale festival austriaco di arte digitale di Linz. L'artista prescelto passerà i primi due mesi al Cern e l'ultimo ad Ars Electronica Futurelab, lo spazio-studio del festival. L'opera che ne deriverà sarà presentata sia al Cern sia al festival di Linz. La seconda fase del programma di residenza, dedicata alla performance e alla danza, è ancora aperta.

"Penso che il Cern oggi sia uno dei luoghi culturalmente piu' significativi al mondo", dichiara Ariane Koek, direttore del programma artistico del laboratorio svizzero. "Sta abbatendo tutti i confini tra quello che sappiamo del mondo e come lo percepiamo. Secondo me ha il potenziale per essere anche uno dei luoghi di maggiore ispirazione per gli artisti".

Il programma è sostenuto da donatori privati dal momento che il finanziamento al Cern da parte dei 20 stati membri dell'Unione Europea è destinato esclusivamente alla scienza e alla tecnologia. L'artista inglese Antony Gormley, uno dei mecenati del progetto, afferma che la sfida per l'artista è di creare un equivalente visivo del mondo non visivo studiato dai ricercatori del Cern. In altre parole rendere visibile l'invisibile.

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Nell'immagine di copertina: i resti rinvenuti in Marocco. Crediti: Hublin JJ, Lefèvre D, Perini S et al. Early hominins from Morocco basal to the Homo sapiens lineage. Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09914-y. Licenza: CC BY 4.0

Alcuni nuovi fossili di ominini scoperti di recente in Marocco aggiungono un nuovo tassello alla ricostruzione delle origini della nostra specie. Un team internazionale ha infatti analizzato resti datati 773mila anni fa provenienti dalla Grotte à Hominidés, nei pressi di Casablanca, scoprendo che presentano un mosaico di caratteristiche primitive e derivate che potrebbero porli alla base della linea evolutiva di sapiens, Neanderthal e Denisova.