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Il futuro delle biomasse

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In un rapporto ufficiale i ricercatori dell'UKERC (UK Energy Research Centre) suggeriscono che lo sfruttamento delle biomasse potrebbero soddisfare fino a un quinto della richiesta di energia mondiale senza per questo ostacolare la produzione alimentare.

Il rapporto passa in rassegna oltre 90 studi globali affrontando le controversie chiave nel campo dell'energia e si prefigge di fornire rapporti affidabili e accessibili, con elevati standard di rigore e trasparenza. L'acceso dibattito sul ruolo delle biomasse nel panorama energetico dei prossimi anni, che vede da un lato chi lo saluta come un toccasana e dall'altro chi ne sottolinea il rischio di disastri ambientali, richiede infatti risposte attente e ponderate.

Secondo i ricercatori dell'Imperial College che hanno steso il rapporto, l'ambizioso progetto di contribuire al 20% del fabbisogno energetico con fonti rinnovabili da biomasse è un traguardo ragionevole che può riconciliare sia le esigenze di produzione alimentale che quelle di salvaguardia ambientale. Tra i passaggi da compiere vi sono l'utilizzo più produttivo del terreno e il miglioramento dei processi di sfruttamento delle biomasse.

Viene inoltre sottolineata l'assoluta necessità che i ricercatori che si occupano di cibo e agricoltura e gli specialisti in bio-energia lavorino a stretto contatto di gomito. Solo da questa stretta collaborazione potranno avere soluzione alcuni problemi chiave quali la disponibilità idrica e la protezione ambientale.

UKERC - Report (pdf)

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Energia

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In una lettera aperta un gruppo di ricercatori, fra i quali il Nobel Giorgio Parisi, Elena Cattaneo e Paola Bonfante, esprime la preoccupazione per le nuove nomine di direttori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), l'ente nazionale di ricerca vigilato dal  Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Le nomine sembrano infatti «trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei prescelti come direttori e le aree di ricerca dei Centri». Alcuni profili dei nuovi direttori mostrano curricula da «giovane borsista» più che da ricercatore maturo».In conclusione: «Chiediamo quindi che le procedure di nomina dei Direttori dei Centri CREA siano rese pienamente trasparenti, verificabili e fondate su criteri scientifici chiari, comparabili e coerenti con la missione dei singoli Centri. Il Paese ha bisogno di un CREA forte, autorevole e rispettato a livello internazionale. Per esserlo, deve essere guidato da figure scientificamente riconosciute nei settori che sono chiamate a rappresentare».

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