fbpx Il mistero verde di Van Gogh | Scienza in rete

Il mistero verde di Van Gogh

Read time: 2 mins

Il bianco di Van Gogh vira al verde. Come spiegarlo? ci sono riusciti i ricercatori dei Dipartimenti di Chimica e di Fisica del Politecnico di Milano che hanno analizzato uno dei pochi acquarelli del pittore disponibili in Italia, che fa parte della Collezione Grassi della Galleria d’Arte Moderna di Milano: “Les bretonnes et le pardon de pont Aven” del 1888.
I risultati, pubblicati su Applied Physics A, hanno accertato il fatto che il pittore olandese usava un particolare pigmento a base di ossifo di zinco, con solfuro di zinco e altri metalli in tracce, responsabile di una strana fluorescenza di colore verde in corrispondenza delle zone dipinte di bianco. Il fenomeno è stato rivelato grazie a una misurazione dello spettro di riflettanza e fluorescenza dell'opera ottenuto attraverso una lettura multipsettrale dell'immagine, e un sistema detto “Fluorescence Lifetime Imaging (FLIM)”, sviluppato al Politecnico, che ha consentito di misurare la straordinaria persistenza della fluorescenza..

L'ipotesi dei ricercatori è che Van Gogh si sia servito di un pigmento in grado di agire come semiconduttore (e quindi generare quella fluorescenza molto persistente), frutto probabilmente di sostanze che cominciavano a venir prodotte allora dalla chimica di sintesi per i tubi catodici degli strumenti scientifici di fine Ottocento, capaci di emettere una luce bianco-verdastra quando venicano eccitati con un fascio di elettroni.

Ma il geniale pittore sarà stato consapevole di tutto questo nella scelta del colore? E' questo che i ricercatori si prefiggono di capire nel prosieguo degli studi, analizzando anche altre sue opere.

 

Fonte: “On the discovery of an unusual luminescent pigment in Van Gogh’s painting Les bretonnes et le pardon de pont Aven”, “Applied Physics A”, Novembre 2011. http://www.springerlink.com/content/9602317859p5g80j/

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Chimica

prossimo articolo

Gender equality nella ricerca: c'è ancora il soffitto di cristallo

bilancia in disequilibrio con figure stilizzate di uomo e donna

In occasione della Giornata ONU delle donne e delle ragazze nella scienza, diamo un'occhiata ai dati europei sulla gender equality: ci sono i segnali di progresso nella partecipazione femminile alla ricerca e all’innovazione, ma anche persistenti squilibri strutturali. Per esempio, nonostante l’aumento di donne tra esperti, valutatori e coordinatori di progetto, l’accesso alle posizioni apicali resta limitato, la precarietà contrattuale più diffusa e il carico di cura sproporzionato. 

L’11 febbraio, Giornata ONU dedicata alle ragazze e alle donne nella scienza, offre l’occasione per interrogarsi non solo sulla loro presenza nel settore della ricerca e dell’innovazione (R&I), ma soprattutto sulla qualità di tale presenza: chi avanza di carriera, chi resta ai margini, chi abbandona e perché. Negli ultimi anni l’Unione europea ha fatto dell’uguaglianza di genere una priorità esplicita, integrando la gender dimension nei programmi quadro per la ricerca e promuovendo cambiamenti istituzionali attraverso strumenti come il Gender Equality Plan (Gep).