fbpx Spremere le meningi per nuove cure | Scienza in rete

Spremere le meningi per nuove cure

Read time: 1 min

I ricercatori del Laboratorio di ricerca sulle cellule staminali dell’Università di Verona hanno scoperto che dalle meningi potrebbe venire una speranza di cura per i traumi del midollo spinale. «Nella membrana che riveste tutto il sistema nervoso centrale abbiamo infatti trovato cellule capaci di autorigenerarsi e proliferare» spiega Ilaria Decimo, che con Francesco Bifari ha coordinato la ricerca. L’osservazione nasce dalla microdissezione di campioni di midollo spinale provenienti da animali da laboratorio, ma è probabile che si possa estendere anche all’uomo, aprendo nuove prospettive di ricerca per la cura dei traumi del midollo spinale, con tutto il carico di sofferenza e costi per la società che queste patologie, responsabili di vari gradi di paralisi, portano con sé.

«Lo studio sottolinea l’importanza delle cellule staminali endogene» ha commentato Miodrag Stojkovic, editor di Stem cells, la rivista che pubblicherà il lavoro. «Identificarle ci consentirà di capire meglio come queste vengono attivate in vivo, ma soprattutto speriamo ci aiuti a individuare sostanze per mobilizzarle e utilizzarle al fine riparare le lesioni del sistema nervoso centrale, non solo quelle provocate da traumi ma un giorno forse anche da quelle prodotte dalle malattie neurodegenerative».

Stem Cells press release, 28 ottobre 2011

Autori: 
Sezioni: 
Staminali

prossimo articolo

C'è qualcosa di universale nelle sequenze sismiche

Se è appena avvenuto un terremoto è più probabile che se ne verifichino altri, soprattutto nelle vicinanze. Queste correlazioni spaziali e temporali in una sequenza sismica sembrano avere caratteristiche universali, cioè non cambiano andando dall’Italia al Giappone e dal Giappone alla California. Due sismologi dell’Università di Napoli hanno sfruttato questa universalità per sviluppare un modello semplificato per la previsione probabilistica dei terremoti. Potrebbe essere utile per migliorare le previsioni in zone meno monitorate ma con rischio sismico elevato. Nell'immagine: una foto della basilica di San Benedetto a Norcia danneggiata dal terremoto del 30 ottobre 2016.

I terremoti hanno la caratteristica di concentrarsi nel tempo e nello spazio. Vale a dire che se è appena avvenuto un terremoto, è più probabile che nella zona circostante ne avvengano altri, per un periodo di tempo che può estendersi anche per anni.