Nel liquido cerebro spinale dei malati di AIDS che soffrono di demenza ci possono essere due tipi di virus: oltre a quello che circola anche nel sangue, e che tipicamente infetta i linfociti T, ce ne può essere un altro, che si replica nei macrofagi. La maggiore emivita di queste cellule rispetto ai linfociti potrebbe spiegare perché, nella metà dei pazienti esaminati dai ricercatori University of North Carolina at Chapel Hill, la riduzione della conta dei virus nel liquido cerebro spinale in risposta alla terapia è tanto più lenta che nel sangue. «Un’altra osservazione importante è che una di queste varianti è stata trovata nel prelievo del liquido cerebro spinale due anni prima che al malato venisse diagnosticata la demenza» spiega Ronald Swanstrom, direttore del Center for AIDS Research dell’università statunitense. Un dato che potrebbe influire sulla scelta del momento più adatto per iniziare il trattamento antivirale e che sarà ulteriormente approfondito in un nuovo studio della durata di 5 anni . La ricerca coinvolgerà malati di AIDS senza segni di demenza, grazie a un finanziamento di 3 milioni di dollari del National Institute of Mental Health.
Sotto la demenza c'è un altro HIV
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Meningioma e contraccettivi: il rischio dei titoli sul rischio

Un aggiornamento di farmacovigilanza su due progestinici, desogestrel ed etonogestrel, associati a un piccolo aumento del rischio di meningioma, è diventato sui giornali un titolo allarmante sul «rischio di tumore al cervello». Il caso mostra quanto la sintesi giornalistica possa distorcere un dato di per sé rassicurante (la farmacovigilanza funziona) e perché comunicare bene il rischio conti quanto misurarlo correttamente.
Reproductive Health Supplies Coalition - Unsplash
Lo scorso 6 agosto, il quotidiano Open ha pubblicato un articolo dal titolo decisamente allarmante: «Contraccettivi, scatta l’allerta Aifa: rischio di tumore al cervello». È il genere di lancio acchiappa-click che può trasformare un aggiornamento di farmacovigilanza in una tempesta mediatica, con il pericolo di alimentare paure sproporzionate rispetto alle evidenze scientifiche e allontanare tante donne da una contraccezione sicura. Esperienze già fatte in passato.