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Un'altra bocciatura per il PSA

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Più della metà di coloro che hanno risposto a un sondaggio di Journal Watch sull’argomento sono d’accordo con la posizione presa in questi giorni dalla Preventive Services Task Force statunitense, che a sua volta ha confermato quella di molte altre società scientifiche: sottoporre allo screening per il cancro alla prostata dosando il PSA uomini sani e senza sintomi non aumenta le loro speranze di vita, ma aumenta solo i rischi legati alle procedure di diagnosi e cure. La commissione del governo americano ha esaminato i 5 maggiori trial condotti finora sull’argomento: i vantaggi in termini di sopravvivenza osservati in uno di questi lavori sono limitati alla fascia di età compresa tra i 55 e i 69 anni e non sono confermati da un'altra ricerca di pari qualità. Alla luce di questo, l’alta incidenza di effetti collaterali indesiderati legati agli accertamenti diagnostici e alle terapie non consente di raccomandare lo screening alla popolazione. Oltre all’alto rischio di impotenza e incontinenza urinaria conseguenti all’intervento, infatti, la mortalità perioperatoria risulta dello 0,5% e la possibilità di eventi cardiovascolari conseguenti all’operazione va dallo 0,6 al 3%. 

Pubblicato sugli Annals of Internal Medicine il 7 ottobre 2011 

 

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vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata adeguatamente nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.

Nell'immagine le operazioni di demolizione del viadotto di Corso Grosseto a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.

Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.