fbpx Twitter svela l'umore del mondo | Page 7 | Scienza in rete

Twitter svela l'umore del mondo

Read time: 1 min

E’ davvero innovativo il metodo di ricerca utilizzato da  Scott A. Golder e  Michael Macy della Cornell University di Ithaca, a New York: per fotografare come cambia l’umore dei diversi popoli nel corso della giornata, della settimana e dell’anno, hanno esaminato più di 500 milioni di “tweets”, i brevi messaggi che caratterizzano il social network Twitter, lanciati in rete per due anni da 2,4 milioni di persone di 84 diversi Paesi.

Il risultato è che tutto il mondo è paese: dagli Emirati arabi all’Alaska, la gente si sveglia di buon umore e si deprime sotto il peso degli eventi della giornata, è più contenta a mano a mano che le giornate si allungano e soprattutto nei weekend. Dove il picco positivo è sempre al mattino, ma due ore più tardi che durante la settimana. Probabilmente perché ci si concede un po’ di sonno in più.

Science, pubblicato il 30 settembre 2011  

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Sociologia

prossimo articolo

La ricerca e l'innovazione dell'IA in mano a oligopoli privati: l’allarme e le soluzioni

Giorgio Parisi al convegno di Roma

L'intelligenza artificiale va regolamentata prima che si affermino forme di oligopolio, o persino di monopolio, capaci controllare l'accesso alle informazioni e la produzione di nuove conoscenze: per questo serve un grande centro di ricerca pubblico che oggi può essere realizzato solo in Europa. Lo afferma il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi in occasione del convegno ⁠ "Ricerca e democrazia nell'epoca delle Big Tech" ⁠ organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica il 14 maggio presso la sede del CNR a Roma, in collaborazione con Scienza in rete. Il dossier presentato dall'associazione sostiene con dati i rischi posti da un predominio economico schiacciante esercitato da poche aziende che valgono quanto il PIL degli USA, e che stanno condizionando profondamente anche l'ecosistema della ricerca scientifica, sempre meno aperto e controllato dalla comunità di riferimento.

Nell'immagine Giorgio Parisi, foto di Luca Carra.

Sei aziende (NVIDIA, Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon e Meta) valgono oggi circa 22.000 miliardi di dollari, tre quarti del PIL degli Stati Uniti. Nel solo 2026 spenderanno in infrastrutture digitali tra 660 e 725 miliardi di dollari, circa tre volte e mezzo il bilancio federale americano per tutta la ricerca civile.