fbpx Sbadigli refrigeranti | Page 8 | Scienza in rete

Sbadigli refrigeranti

Read time: 2 mins

Rilevando sperimentalmente come la frequenza degli sbadigli dipenda dalla temperatura dell'ambiente esterno, due ricercatori ottengono una significativa conferma che lo sbadiglio può essere un efficace sistema di refrigerazione del cervello.

L'idea non è nuova, ma finora mancava una controparte sperimentale. Ci hanno pensato Andrew Gallup (Binghamton University) e Omar Eldakar (University of Arizona), che hanno documentato la frequenza con cui a Tucson 160 persone (80 osservate in inverno e altrettante in estate) rispondevano allo stimolo di sbadigliare. Giocando sul fatto che si tratta di uno stimolo piuttosto contagioso, i ricercatori hanno mostrato ai passanti immagini di persone che sbadigliavano e ne hanno rilevato la reazione.

Dai dati, pubblicati su Frontiers in Evolutionary Neuroscience, è emerso che la risposta cambia in modo significativo dal periodo invernale a quello estivo. Nei mesi più freddi, quando in media a Tucson la temperatura è intorno ai 22 °C, si è registrata una risposta positiva nel 45% delle persone esaminate mentre in estate, con temperature intorno ai 37 °C, gli sbadigli si attestavano solo al 24%.
Secondo i ricercatori questa variazione stagionale indicherebbe che lo stimolo dello sbadiglio ha più probabilità di andare a buon fine con temperature esterne inferiori a quella del corpo, confermando dunque l'idea della sua utilità per la refrigerazione del cervello.

Nella dettagliata analisi dei risultati i ricercatori hanno valutato anche il legame con la durata dell'esposizione alle condizioni atmosferiche. Nel periodo estivo, per esempio, l'incidenza degli sbadigli tra le persone che erano all'esterno da oltre cinque minuti crollava a meno del 10%.

Princeton University

Autori: 
Sezioni: 
Fisiologia

prossimo articolo

La medicina afflitta da rigidità cognitiva

Immagine di Seveso nel 1976

Cinquant’anni fa nasceva Medicina democratica, movimento che metteva in discussione i ruoli di potere insiti nell’esercizio medico. Vent’anni più tardi l’EBM demoliva la discrezionalità clinica, oggi la sfida è riuscire a ragionare fuori dai protocolli, quando serve.

Nei giorni 15 e 16 maggio di cinquant’anni fa, a Bologna, si tenne il primo congresso nazionale di “Medicina democratica”, atto fondativo del movimento creato da Giulio Alfredo Maccacaro. Al centro dell’azione culturale e politica c’era il tema dei rapporti tra medicina e potere, oggetto di discussione nel mondo politico e tra gli intellettuali della sinistra occidentale da oltre un decennio.