fbpx Sbadigli refrigeranti | Page 16 | Scienza in rete

Sbadigli refrigeranti

Read time: 2 mins

Rilevando sperimentalmente come la frequenza degli sbadigli dipenda dalla temperatura dell'ambiente esterno, due ricercatori ottengono una significativa conferma che lo sbadiglio può essere un efficace sistema di refrigerazione del cervello.

L'idea non è nuova, ma finora mancava una controparte sperimentale. Ci hanno pensato Andrew Gallup (Binghamton University) e Omar Eldakar (University of Arizona), che hanno documentato la frequenza con cui a Tucson 160 persone (80 osservate in inverno e altrettante in estate) rispondevano allo stimolo di sbadigliare. Giocando sul fatto che si tratta di uno stimolo piuttosto contagioso, i ricercatori hanno mostrato ai passanti immagini di persone che sbadigliavano e ne hanno rilevato la reazione.

Dai dati, pubblicati su Frontiers in Evolutionary Neuroscience, è emerso che la risposta cambia in modo significativo dal periodo invernale a quello estivo. Nei mesi più freddi, quando in media a Tucson la temperatura è intorno ai 22 °C, si è registrata una risposta positiva nel 45% delle persone esaminate mentre in estate, con temperature intorno ai 37 °C, gli sbadigli si attestavano solo al 24%.
Secondo i ricercatori questa variazione stagionale indicherebbe che lo stimolo dello sbadiglio ha più probabilità di andare a buon fine con temperature esterne inferiori a quella del corpo, confermando dunque l'idea della sua utilità per la refrigerazione del cervello.

Nella dettagliata analisi dei risultati i ricercatori hanno valutato anche il legame con la durata dell'esposizione alle condizioni atmosferiche. Nel periodo estivo, per esempio, l'incidenza degli sbadigli tra le persone che erano all'esterno da oltre cinque minuti crollava a meno del 10%.

Princeton University

Autori: 
Sezioni: 
Fisiologia

prossimo articolo

Humans of Research, dove si incontrano le storie della ricerca

una delle foto della mostra Human of Research

A Palazzo della Penna, la mostra "Humans of Research" trasforma la comunicazione scientifica in esperienza: dodici storie e volti restituiscono la ricerca come processo umano, fatto di relazioni, tempo e domande. Una mostra che rallenta lo sguardo e invita all’incontro, oltre la semplificazione dei risultati. La racconta il suo curatore, Francesco Aiello.

Nell'immagine di copertina: Foto di Marco Giugliarelli per il Progetto Humans of Research

C’è un momento, entrando nelle sale di Palazzo della Penna a Perugia, in cui lo sguardo rallenta. Non è solo una mostra fotografica. È un invito a fermarsi, a restare, a incontrare.